Inciucioni miei, Alessia Marcuzzi ha fatto una cosa semplice e difficilissima allo stesso tempo: ha parlato. Ha pubblicato un reel in cui racconta di essere entrata in perimenopausa a 47 anni, di essersi vergognata, di aver fatto finta di niente per un bel po’, e di aver riso alle battute dei colleghi mentre dentro di sé avrebbe voluto alzare la mano e dire: sì, sono in menopausa. Non l’ha fatto. E questo ci dice già tutto quello che dobbiamo sapere su quanto sia ancora complicato, nel 2026, pronunciare questa parola senza abbassare la voce.
Cosa ha detto esattamente
Nel video, Marcuzzi racconta che i sintomi sono arrivati a 46 anni, quasi 47. Vampate di calore improvvise, vuoti di memoria, e quella sensazione di non riconoscersi più del tutto. «Mi vergognavo», ha detto. «Mi sentivo meno donna, meno femminile, meno sexy in video». Nel frattempo portava gli assorbenti in borsa, e c’è stato un periodo in cui a casa, con il suo ex marito, fingeva ancora di avere il ciclo. Come riporta Gossip.it, non era sola in questo: è una cosa che fanno in molte.
Poi però è arrivata la virata. Marcuzzi ha scoperto il termine giapponese konenki, che non significa menopausa nel senso in cui la conosciamo noi, cioè fine di qualcosa, ma indica un fiorire, un rinnovarsi. Lei lo traduce «rifiorire», e ha scelto «in bloom» come tema per questo periodo della sua vita. Piccola ma concreta differenza di prospettiva.
Ha anche fatto un gioco di parole con la parola stessa: menopausa viene dal greco, mese e cessazione. E ha detto di sperare che nessuna donna si senta «meno» per questo. Battuta costruita bene, non scontata. Ci è perdonata.
La perimenopausa, che è la parte di cui non si parla abbastanza
C’è una cosa che Marcuzzi ha detto e che merita di essere ripresa, perché la maggior parte della gente non la sa: il periodo più duro non è la menopausa vera e propria, ma quello che viene prima. Si chiama perimenopausa, e può durare dai 4 ai 10 anni prima che le mestruazioni finiscano definitivamente. In quel lasso di tempo il corpo fa cose imprevedibili: il ciclo diventa irregolare, i livelli ormonali oscillano come se non avessero un piano, le vampate arrivano e vanno, l’umore fa lo stesso. È una fase di transizione lunga, spesso mal diagnosticata, e quasi sempre non raccontata.
Marcuzzi dice che è stata la fase più complicata. E ha ragione da vendere.
Quando la menopausa arriva prima del previsto
Qui apriamo un capitolo importante, perché non tutte le menopausa arrivano a 51 anni, che è l’età media in Italia. Quando arriva prima dei 40, si parla di menopausa precoce, una condizione che secondo i dati disponibili riguarda circa l’1% delle donne. Le cause possono essere genetiche, autoimmuni, legate a terapie oncologiche come chemioterapia o radioterapia, oppure a rimozione chirurgica delle ovaie. In alcuni casi, semplicemente, non si trova una spiegazione.
Marcuzzi ha 53 anni, quindi la sua perimenopausa a 47 non rientra tecnicamente nella definizione clinica di menopausa precoce, che si applica prima dei 40. Ma è comunque una menopausa arrivata prima rispetto alla media, e il punto non è il numero esatto: è che lei stava lavorando in televisione, in un ambiente in cui la visibilità fisica è parte del contratto non scritto, e si vergognava di qualcosa che è fisiologico, inevitabile, e che riguarda la metà della popolazione mondiale.
Perché questa dichiarazione conta
Inciucioni miei, il punto non è Alessia Marcuzzi. Il punto è che fino a qualche anno fa, una donna di 53 anni in televisione non avrebbe mai aperto un reel dicendo «ero in menopausa e mi vergognavo». L’avrebbe tenuto per sé, come si tiene per sé qualcosa di imbarazzante. Oggi lo dice, e il video gira. Questo non è un cambio di stagione televisiva, è un cambio di conversazione reale. Le donne che hanno vissuto o stanno vivendo la stessa cosa riconoscono qualcosa di vero in quello che dice Marcuzzi, e la riconoscono non perché sia famosa, ma perché la vergogna che descrive è esattamente quella. Quella specifica, quella precisa.
Che poi lei ci abbia costruito sopra un bel messaggio con citazione giapponese e tutto, beh. È Alessia Marcuzzi. Non potevamo aspettarci di meno.
L’Inciucio
Inciucioni miei, c’è una parola che le donne si sono portate dietro per generazioni come se fosse qualcosa da nascondere. La menopausa. Non una malattia, non una crisi, non una fine. Un passaggio biologico che succede a tutte, e che invece è rimasto per decenni fuori dalla conversazione pubblica, relegato ai corridoi del medico di base o alle confidenze tra amiche strette. Marcuzzi oggi lo dice ad alta voce, con il suo nome e la sua faccia, su un social che la seguono in milioni. Non è rivoluzione. Ma è un inizio. E per chi sta attraversando la perimenopausa adesso, magari senza sapere che quello stato di confusione e calore improvviso e stanchezza ha un nome preciso e una spiegazione, sentirsi dire da qualcuno: succede, mi è successo, non eri meno, conta. Conta davvero.




