Inciucioni miei, non parliamo della solita casa bella e basta. Parliamo di uno stile di vita. La villa di Valentino Garavani sull’Appia Antica, a Roma, è uno di quei posti che non sembrano veri: un parco privato enorme, alberi secolari, statue, fontane, silenzio e quella sensazione da Roma aristocratica che ti fa dimenticare il traffico a due chilometri di distanza. La zona è quella tra via Appia Pignatelli e via Erode Attico, un incrocio che, per chi conosce l’Appia Antica, significa una cosa sola: riservatezza e residenze dove non ci capiti per caso.
Lunedì, 19 gennaio 2026, è proprio in questa residenza romana che Valentino si è spento, come ha comunicato la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Una notizia che chiude un’epoca, perché quella villa non è solo una casa: è stata il suo rifugio, il suo mondo, la sua Roma privata.
Dentro, l’impatto è immediato: saloni ampi, luce che entra dalle vetrate, arredi di pregio e un equilibrio tra classico e moderno fatto con la mano di chi non compra oggetti, compra atmosfera. E poi c’è il cuore della casa: l’arte. Quadri di Andy Warhol e Pablo Picasso, sculture, oggetti rari, una collezione privata costruita negli anni, pezzo dopo pezzo, con la stessa ossessione per l’estetica che ha segnato tutta la sua vita. Una casa che non è solo una casa, ma un mondo che ospita amici, collaboratori e volti noti.
E dentro quel mondo c’erano anche loro, sempre: i carlini. Valentino ne parlò, raccontando di avere cinque cani: Molly, Maude, Margot, Monty e Milton. E adesso la domanda è inevitabile: chi si prenderà cura di loro. Su questo, al momento, non ci sono conferme ufficiali rese pubbliche. In casi come questo, di solito, la gestione degli animali viene indicata direttamente nel testamento o affidata a persone di fiducia già presenti nella vita quotidiana, con coperture economiche dedicate. Ma finché non emergeranno dettagli ufficiali, resta solo una certezza: quei cinque carlini non sono un “capitolo secondario”, sono parte della sua storia. Non erano un dettaglio da foto, erano presenza quotidiana, compagnia vera, routine, ansie e affetto. Con loro Valentino aveva un legame strettissimo: li teneva vicini, li voleva intorno, e chi gli stava accanto lo ha raccontato più volte come un uomo capace di sciogliersi davvero soprattutto con i suoi animali.
Il 7 luglio 2025, due persone hanno provato a fare il colpo della vita proprio in quella villa. Non di mattina, non quando la città dorme. Nel tardo pomeriggio, poco dopo le 19. E questa è la parte più inquietante, perché in villa, in quel momento, c’erano Valentino, alcuni ospiti e il personale di servizio. Quindi non era un furto a villa vuota. Era un tentativo di intrusione con gente in casa.
La ricostruzione racconta di una Fiat Panda usata per arrivare sul posto, parcheggiata a poca distanza. I due si sono avvicinati a piedi, hanno forzato un tratto della recinzione e sono entrati nel parco, convinti di poter girare indisturbati in mezzo al verde. Solo che in quel complesso residenziale la sicurezza privata era operativa. Un vigilante ha notato movimenti sospetti e ha reagito in modo immediato: un colpo di pistola esploso in aria come avvertimento. Basta quello per far saltare il piano. I due scappano, tornano alla Panda e spariscono. Nel parco resta un segno chiaro: un tratto di recinzione distrutto. Il resto, per fortuna, resta intatto.
Le telecamere di sorveglianza avrebbero ripreso tutta la scena: l’auto, l’avvicinamento, il punto forzato della recinzione, i passi nel giardino. Le forze dell’ordine intervengono e partono le indagini, con i filmati analizzati per risalire ai responsabili. E qui arriva il dettaglio che rende tutto ancora più sporco, perché mesi dopo l’episodio la vicenda si sarebbe arricchita di un colpo di scena: secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, la Squadra Mobile di Roma avrebbe valutato l’ipotesi di un aiuto dall’interno, e il nome finito al centro dei sospetti sarebbe stato proprio quello del vigilante in servizio, che si sarebbe autosospeso. Al momento, per questa pista, si parla di ipotesi investigative e non di una verità definitiva. Ma già solo il sospetto dice quanto certi colpi non nascano per caso.
E intanto, mentre la cronaca raccontava quel tentativo di furto, la vita di Valentino continuava circondata dalle sue cose, dai suoi luoghi, dalla sua idea di bellezza totale. Perché Valentino non aveva una sola villa. Tra le proprietà più citate di Valentino negli anni ci sono, oltre alla villa sull’Appia Antica, lo Château de Wideville vicino Parigi, un castello con parco e giardini curati come una scenografia, una residenza nell’area di Holland Park a Londra, un attico a New York in Park Avenue e lo Chalet Gifferhorn a Gstaad, la Svizzera da inverno perfetto. E poi c’era anche il mare, con lo storico panfilo T.M. Blue One, un altro pezzo del suo mondo.
E dentro questa storia di vita pazzesca c’è anche Giancarlo Giammetti, l’uomo che con Valentino ha costruito tutto: lavoro, immagine, impero, e una vita condivisa per decenni. Erano stati una coppia, poi sono rimasti una famiglia in un altro modo, legati da un rapporto personale e professionale che non si è mai spezzato. Ma no, non convivevano: Giammetti lo ha detto chiaramente, fin dall’inizio non hanno mai vissuto insieme, proprio perché entrambi volevano la loro libertà e i loro spazi.
Sul patrimonio, le stime più citate in queste ore parlano di una ricchezza complessiva di circa 2 miliardi. Una cifra enorme, ma non folle se metti insieme decenni di lavoro, investimenti, proprietà e collezioni.
E la domanda finale è sempre la stessa: a chi andrà tutto. Un punto, però, è chiaro: c’è la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, creata per sostenere progetti culturali e iniziative solidali, ed è lì che negli anni si è concentrata la parte più visibile di ciò che Valentino ha costruito anche fuori dalla moda.
La successione è stata messa nero su bianco in un testamento, depositato in uno studio notarile di Roma. Lo stilista non si è mai sposato e non ha mai avuto figli: eppure il patrimonio non finirà “in automatico” solo ai parenti, perché verrà diviso tra le persone che hanno contato davvero nella sua vita. Dentro ci sono Giancarlo Giammetti, socio della maison e compagno di una vita; Bruce Hoeksema, ex modello americano di 68 anni e ultima relazione; e Carlos Souza, conosciuto a Rio de Janeiro nel 1973, che per anni gli ha gestito le relazioni pubbliche. Souza risulterebbe inserito con la moglie Charlene Shorto de Ganay e i figli Anthony e Sean. Tra i legami di sangue compaiono la sorella Wanda Garavani e il pronipote Oscar Garavani.


