Inciucioni miei,
la Rai sta vivendo settimane che definire agitate è poco: polemiche, nervi tesi e ascolti che non aiutano. E proprio dentro questo clima, mentre in azienda si parla di scelte da rimettere in ordine e di linee editoriali da aggiustare, spunta l’idea che sa di amarcord puro: riportare in tv Stranamore, lo storico programma che negli anni Novanta diventò un cult con Alberto Castagna.
Secondo quanto riportato da La Repubblica, l’operazione sarebbe pensata per la domenica con l’obiettivo di riportare in palinsesto storie sentimentali, sorprese e riconciliazioni. L’intenzione sarebbe quella di realizzare un vero reboot di Stranamore, mantenendo il nome e lo stile riconoscibile del programma. Al momento, però, la testata sottolinea che non è stato ancora annunciato ufficialmente un conduttore.”
E qui si arriva alla domanda che a molti sta già girando in testa: perché proprio Stranamore, proprio adesso?
Il contesto racconta parecchio. In tv, quando l’aria si fa pesante e la concorrenza morde, spesso si torna al sicuro: format storici, meccanismi già conosciuti, titoli che evocano ricordi. Stranamore è esattamente questo: un marchio che, anche per chi non lo ha visto in diretta, richiama immediatamente un’epoca televisiva precisa, fatta di grandi platee, musica che entrava in testa e storie d’amore costruite per far parlare.
Stranamore, infatti, nacque nel 1994 e, nel tempo, è diventato uno dei programmi sentimentali più riconoscibili della tv italiana. La sua spina dorsale era semplice e potentissima: qualcuno che chiede perdono, qualcuno che rivuole indietro una persona, qualcuno che tenta il tutto per tutto. Un racconto che, se ci pensate, è praticamente una calamita per il pubblico della domenica, quello che vuole emozione, curiosità e una storia da commentare a fine puntata. E non è un caso che l’immaginario collettivo lo leghi a Castagna e a quegli anni in cui il programma era ovunque, nel bene e nel male.
La notizia, però, non parla solo di nostalgia. Parla anche di una scelta precisa di direzione. L’idea del ritorno di Stranamore viene attribuita al direttore del daytime Angelo Mellone, figura che in Rai ha già puntato su programmi tradizionali capaci di reggere. Il problema, semmai, è che le novità tentate finora non sempre hanno portato i risultati sperati, e questo rende ancora più chiaro perché un titolo come Stranamore oggi venga considerato una carta utile da giocare.
Non solo: negli ultimi tempi ci sarebbe stato già un tentativo, sempre in quell’area, con un dating show del sabato condotto da Lorena Bianchetti, che però non avrebbe trovato il suo pubblico. E allora, se l’obiettivo è riportare attenzione e tenere vivo il palinsesto, si torna al marchio che tutti riconoscono. Addirittura, tra le alternative in valutazione, circolerebbe anche un altro reboot dal sapore vintage: Il gioco delle coppie, altro titolo storico che richiama un certo tipo di televisione.
Sul fronte produttivo, si parla di società già coinvolte per ragionare sul progetto: nomi pesanti, quelli che fanno e rifanno i format più noti, da Banijay a Endemol fino a Fremantle. Tradotto: non è una chiacchiera da corridoio, è una cosa che stanno valutando per davvero.
Ora resta la parte più delicata, quella che trasforma una nostalgia in un successo o in un boomerang: chi lo conduce e come lo imposti. Perché Stranamore non era solo un titolo, era un modo di raccontare. Se lo rifai identico, rischi di sembrare una copia sbiadita di un’epoca che non esiste più. Se lo cambi troppo, perdi proprio il motivo per cui lo hai ripreso.
E quindi eccoci qua, inciucioni miei: la Rai valuta di riportare Stranamore in prima serata, nel pieno di un periodo complicato e con l’obiettivo di rimettere in moto attenzione e conversazioni. Se davvero partirà, sarà interessante vedere se la domenica del servizio pubblico sceglierà la strada delle storie romantiche “vecchia scuola” o se proverà a modernizzare il tutto senza snaturarlo.
Una cosa, però, è già certa: basta pronunciare quel titolo e l’effetto memoria è immediato. E quando la tv riesce a far parlare ancora prima di andare in onda, vuol dire che la mossa, almeno sulla carta, ha già colpito.


