Inciucioni miei, stavolta Laura Pausini si è trovata sotto i riflettori per due motivi ben precisi: da una parte le polemiche per la sua interpretazione dell’Inno di Mameli, dall’altra le domande a sfondo politico arrivate proprio davanti alle telecamere di Striscia la Notizia.
La giornata si è svolta in un contesto istituzionale importante: l’incontro al Quirinale con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme a Carlo Conti e ai protagonisti del Festival di Sanremo. Un momento ufficiale, molto formale, che però non ha spento il rumore delle polemiche nate nei giorni precedenti.
L’INCONTRO CON STRISCIA LA NOTIZIA E LA DOMANDA SULLA POLITICA
Prima di entrare al Quirinale, Laura Pausini si è fermata con i giornalisti. Tra loro anche Enrico Lucci, inviato storico di Striscia la Notizia, che ha posto una domanda diretta: è vero che i cantanti italiani sono “tutti di sinistra”?
Una provocazione classica, di quelle che accendono subito la discussione.
La risposta della cantante è stata netta, ed è circolata integralmente nei video diffusi nelle ore successive:
“Non mi chiedete cose di politica perché in una nazione pensano che io sia fascista, in una che sia comunista, in un’altra che sia non so cosa. Io non sono dichiarata politicamente perché non sono in grado di gestire emozionalmente ma anche culturalmente quello che significa seguire un partito. Penso che le persone siano libere in questo Paese. Per fortuna siamo un Paese democratico e ognuno può pensare quello che vuole”.
Parole molto chiare, che non prendono posizione su uno schieramento ma rivendicano una scelta personale: non dichiararsi politicamente. E soprattutto sottolineano un concetto che Pausini ripete da tempo, cioè quello della libertà individuale e del rispetto delle opinioni.
LE POLEMICHE SULL’INNO D’ITALIA
Il secondo tema affrontato riguarda la sua interpretazione dell’Inno d’Italia durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali. Alcuni commentatori avevano definito la sua esibizione “troppo personale”, ritenendo che l’inno andasse eseguito in maniera più rigorosa e tradizionale.
Anche su questo punto, Laura Pausini non ha scelto la strada dello scontro. Alla domanda sulle critiche, ha risposto con una frase sintetica ma significativa:
“Mi interessano le persone alle quali credo, che sono Vasco Rossi e Celine Dion”.
Una dichiarazione che va letta come una presa di posizione sul valore del confronto artistico: Pausini non si misura sulle polemiche, ma sul giudizio e sull’esempio di colleghi che considera punti di riferimento. Vasco Rossi e Céline Dion, due artisti che lei stessa ha spesso citato come modelli di libertà interpretativa e autenticità.
Nei giorni delle critiche, Vasco Rossi aveva espresso pubblicamente stima nei suoi confronti, difendendo la libertà di interpretazione. Céline Dion, invece, ha mostrato il suo sostegno in modo diretto ma significativo: ha messo “like” al post Instagram in cui Laura condivideva l’esibizione dell’Inno.
IL PASSAGGIO AL QUIRINALE E IL RINGRAZIAMENTO A MATTARELLA
Durante l’incontro ufficiale al Quirinale, come riportato anche da Fanpage, Laura Pausini ha voluto rivolgere un ringraziamento diretto al Presidente della Repubblica.
“Volevo ringraziarla a nome di tutti noi cantanti, lei ha detto che anche la musica pop italiana rappresenta una parte importante della cultura del nostro paese. Non sempre veniamo riconosciuti come tali, quindi la vorrei ringraziare a nome di tutti. Noi facciamo musica, non facciamo guerra”.
È un passaggio importante, perché sposta il focus dal singolo caso alle dinamiche più ampie: il riconoscimento della musica pop come parte integrante della cultura italiana. Un tema che ciclicamente torna, soprattutto quando si parla di festival, premi e contesti istituzionali.
PERCHÉ QUESTO BOTTA E RISPOSTA FA RUMORE
La vicenda ha attirato attenzione per tre motivi principali:
Il contesto istituzionale: il Quirinale non è un luogo qualsiasi. Il coinvolgimento di Striscia la Notizia, programma che da anni costruisce servizi basati su provocazioni e domande dirette. Il tema dell’Inno d’Italia, che in Italia è sempre materia sensibile.
Quando questi tre elementi si incontrano, il dibattito è quasi inevitabile.
Eppure, nella sequenza dei fatti, Laura Pausini non è caduta nella provocazione. Ha risposto, ha spiegato, ha ringraziato. Non ha attaccato, non ha rilanciato polemiche. Ha mantenuto una linea coerente con la sua immagine pubblica: artista internazionale che evita etichette politiche e difende la libertà personale.
UNA SCELTA DI POSIZIONAMENTO
La frase “Io non sono dichiarata politicamente” non è nuova nel percorso della cantante. In più occasioni, Pausini ha preferito mantenere una distanza dai partiti, pur esprimendo opinioni su temi civili quando lo ha ritenuto necessario.
Questo equilibrio, però, la espone a un paradosso: se non ti dichiari, qualcuno ti attribuisce comunque un’etichetta. È quello che lei stessa ha sottolineato nella risposta a Lucci: in un Paese vieni percepita in un modo, in un altro Paese in modo opposto.
L’INCIUCIO
In Italia Laura Pausini, volente o nolente, si porta dietro etichette che tornano sempre: c’è chi la chiama “la voce della Disney”, chi la associa a palchi come Sanremo, chi la giudica per una singola scelta e poi rilegge tutto il resto con quella lente. Eppure c’è un altro dato che pesa: la sua carriera è diventata enorme anche fuori dall’Italia, e quando un’artista italiana ha un profilo così internazionale spesso succede una cosa curiosa. A casa ogni dettaglio diventa discussione, all’estero il punto resta quello che porta sul palco: voce, percorso, credibilità.
E infatti la giornata al Quirinale e le domande di Striscia hanno fatto da amplificatore: non perché lei abbia cercato lo scontro, ma perché basta un’esibizione o una frase per riaccendere un dibattito che va ben oltre la musica. E Laura, anche stavolta, ha scelto una linea chiara: restare sul suo ruolo di cantante, difendere la libertà di interpretare e non lasciarsi incollare addosso un’etichetta.


