Inciucioni miei, succede una cosa che su YouTube non passa mai inosservata: in poche ore, dal canale “La Fisica Che Ci Piace” di Vincenzo Schettini risultano spariti oltre 100 video. Non “uno o due contenuti vecchi”, ma una sforbiciata netta: secondo un’analisi dei dati social citata da Fanpage, sarebbero 104 i video cancellati o nascosti in un solo giorno.
Il punto è che non parliamo di un canale qualunque. “La Fisica Che Ci Piace” è un brand enorme, nato anni fa e cresciuto fino a diventare un riferimento per studenti e curiosi, con un archivio di centinaia e centinaia di lezioni, esercizi, esperimenti, spiegazioni e clip “da classe”. Proprio per questo il taglio improvviso ha fatto rumore: quando spariscono decine di contenuti, la domanda arriva sempre uguale per tutti. Perché adesso?
IL TIMING CHE HA ACCESO LE DOMANDE
La rimozione di massa non arriva nel vuoto. Arriva dopo giorni di polemiche che hanno investito Schettini e, più in generale, l’idea stessa del docente che diventa personaggio pubblico tra social, eventi, piattaforme e monetizzazione.
In mezzo a questo caos, il nome che ha acceso la miccia mediatica è stato quello di Selvaggia Lucarelli: è stata lei a portare la discussione su un piano più “investigativo”, raccogliendo e rilanciando segnalazioni e testimonianze che sui social già giravano, ma senza lo stesso peso. Da lì, la storia è uscita dalla bolla e si è trasformata in caso nazionale: non più solo commenti sotto i video, ma articoli, repliche, ricostruzioni, reazioni a catena.
Uno dei passaggi che ha alimentato il dibattito è l’intervista di Schettini al podcast BSMT, finita al centro di commenti e critiche per il tema delle lezioni e dei contenuti online, con la questione del “pagamento” della cultura e del valore economico del lavoro dei docenti fuori dall’orario scolastico. In parallelo sono emerse anche accuse e racconti di presunti metodi d’insegnamento discussi, rilanciati da più testate, che hanno dato ulteriore benzina alla polemica.
E poi, improvvisamente, i video che spariscono.
COSA SIGNIFICA “SPARITI” SU YOUTUBE
Qui c’è un dettaglio importante: su YouTube “sparire” può voler dire due cose. O il contenuto viene eliminato definitivamente, oppure viene reso privato o non in elenco. Da fuori, per l’utente, il risultato è lo stesso: non lo trovi più, non lo rivedi più, e se avevi il link salvato spesso ti ritrovi davanti un video non disponibile.
Fanpage parla di video “cancellati o nascosti” e sottolinea che la rimozione sarebbe arrivata “all’indomani” del montare delle polemiche. Ed è proprio questo che rende la cosa sospetta agli occhi del pubblico: se fosse stata una pulizia programmata, perché farla esplodere in quel momento esatto?
COSA POTREBBE ESSERE SUCCESSO
Al momento non c’è una lista ufficiale dei 104 video coinvolti, né una spiegazione completa che chiuda la questione. E quando manca una versione chiara, si aprono tre scenari plausibili.
Il primo è la “bonifica” prudenziale: qualcuno decide di mettere al sicuro contenuti che potrebbero alimentare interpretazioni, tagli, polemiche o discussioni sul contesto in cui sono stati registrati.
Il secondo è una scelta editoriale: ripulire il canale, lasciare in evidenza solo ciò che si vuole rappresenti il progetto oggi, togliere materiale vecchio o non più coerente.
Il terzo è la gestione del rischio: quando un personaggio finisce sotto i riflettori, ogni contenuto passato diventa riletto, isolato, rimontato, giudicato. E spesso la strategia più semplice è: ridurre l’archivio visibile.
Nel frattempo, la discussione si è allargata: non riguarda più solo Schettini, ma il tema più grande dell’insegnante influencer, degli incentivi dei social, del confine tra didattica, comunicazione e costruzione di un brand personale.
L’INCIUCIO
Inciucioni miei, diciamola come la pensiamo: ormai siamo abituati a vedere personaggi pubblici “scansionati” uno per uno, ma quando entra in scena Selvaggia Lucarelli il film cambia ritmo. Lucarelli non si limita al commento: punta, segue la traccia, fa domande, mette insieme pezzi, insiste finché qualcuno non risponde o finché qualcosa non salta fuori. E in questo caso, piaccia o no, la dinamica è stata quella: da un tema di nicchia si è passati al caso mediatico, e subito dopo è arrivata la cosa più clamorosa, la sparizione di 104 video.
Il risultato è un vaso di Pandora scoperchiato su un nervo delicatissimo: la scuola, l’autorevolezza, l’immagine pubblica, la monetizzazione, il confine tra lezione e spettacolo. Il punto non è fare il processo a un singolo, ma guardare cosa succede quando un insegnante diventa un prodotto culturale e, nel momento della tempesta, decide di riscrivere il proprio archivio digitale. Perché un conto è cambiare idea, un conto è ripulire la scena proprio quando tutti stanno guardando.


