SILVANA ARMANI “PUNGE” PRADA E DOLCE E GABBANA DOPO L’ADDIO A GIORGIO ARMANI

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Inciucioni miei, dopo la morte di Giorgio Armani il 4 settembre 2025 a 91 anni, Silvana Armani si è ritrovata a dover tenere in piedi un colosso senza il suo volto più iconico.

E adesso, mentre il marchio deve andare avanti per davvero, a guidare il womenswear di Giorgio Armani, Emporio Armani e l’alta moda Armani Privé c’è Silvana Armani, la nipote che ha lavorato al fianco dello zio per quarant’anni. E già da come si presenta, si capisce che non è lì per fare la comparsa. Quando le chiedono come si sente in questo passaggio, Silvana Armani, a D di Repubblica, ha detto: «Come una che deve dare un esame. Ma spero di passarlo, ho avuto un ottimo professore. Sono stata accanto allo zio ogni giorno lavorativo degli ultimi 40 anni: lui la chiamava “la palestra” e mi ha davvero rafforzato. All’inizio ero nel panico, perché di signor Armani ce n’è uno solo. Finché mi sono detta: conosci il suo metodo e il suo pensiero. Vai e fai il tuo».

E se vi state chiedendo quanto lei senta ancora addosso l’ombra dello zio, basta la risposta successiva. Quando il giornalista le chiede se si domandi come avrebbe fatto Giorgio Armani, lei non finge distacco: «Ogni istante. Per poi magari fare il contrario e non per mancanza di rispetto. Rendo la sua visione a modo mio: basta con i cappellini, per esempio. Lui li adorava, io no».

Poi c’è il dietro le quinte vero, quello che non si vede in passerella. Quando le chiedono com’era Giorgio Armani in privato e al lavoro, Silvana Armani non lo rende perfetto: lo racconta com’era davvero, uno che faceva paura e che, a volte, faceva ridere davvero. «A casa era lo zio, al lavoro lo chiamavo il signor Armani, come tutti. Se era in buona, era divertentissimo: alle prove si metteva gli orecchini e le acconciature delle modelle, scherzava, rideva. Quando era arrabbiato, era complicato: appena lo si sentiva arrivare urlando, in ufficio si creava il vuoto».

E qui entra in scena Leo, ma non “Leo e basta”. Leo Dell’Orco è il compagno storico di Giorgio Armani, il suo braccio destro, ed è la persona che da anni segue l’uomo nel gruppo. Quando viene tirato in ballo, Silvana Armani non lo cita come un dettaglio: lo collega subito agli equilibri di potere e di carattere. Quando le chiedono se Dell’Orco fosse l’unico capace di opporsi a Giorgio Armani, lei lo spiega così: «Quando era davvero arrabbiato, allo zio bastava un “Leo…” a bassa voce per fargli fare dietrofront. Ma ora che lavoriamo tanto insieme, Leo e io non siamo più cane e gatto come in passato. Non ci becchiamo più e andiamo d’accordo».

E arriviamo al punto delicato, quello che interessa a tutti quando muore un gigante: chi comanda, chi decide, chi firma. Quando le chiedono se le sia pesato che Giorgio Armani abbia scelto Leo Dell’Orco come presidente della Fondazione, Silvana Armani risponde senza giri di parole: «Per niente, Leo era la persona che gli era più vicina: è stata la scelta giusta. E poi, per suo volere, le decisioni più importanti vengono prese collegialmente. Leo da solo non può farlo, e neppure io».

E siccome in queste famiglie niente è lasciato al caso, quando si parla del testamento, Silvana Armani lo fa capire con una frase che rende perfettamente l’idea: «Ha indicato pure a chi dare i cuscini del divano, incredibile».

Adesso però veniamo al momento che ha acceso l’inciucio vero. Quando il giornalista le ricorda che la camera ardente a Milano è stata visitata da sedicimila persone, ma che tra i grandi della moda italiana qualcuno non si è fatto vedere, Silvana Armani risponde con tono gelido. «Ma chi c’è rimasto di grande? Credo che Valentino non potesse muoversi, lui e Giammetti hanno mandato una bellissima corona».

E quando il giornalista stringe il campo e le dice chiaramente chi intende, cioè Prada e Dolce e Gabbana, i big milanesi, lei piazza la risposta più velenosa perché finge che non sia velenosa: «Ah, scusi. Parlava di grandi, io facevo il paragone con Armani… Ma no, non me ne sono accorta».

Nel frattempo, tra chi invece c’era e ha parlato, Donatella Versace lo ha ricordato anche sui social con parole affettuose: «Il mondo ha perso oggi un gigante. Ha fatto la storia e sarà ricordato per sempre».

E mentre fuori si fanno le liste di chi si è visto e chi no, dentro c’è una persona che sta ancora elaborando un lutto enorme. Quando le chiedono l’ultima volta che ha visto Giorgio Armani, Silvana Armani non ci gira intorno: «Un attimo prima che morisse. Ha aperto gli occhi, ha sorriso e se n’è andato. All’inizio mi sono sentita persa. Ma si va avanti. Devi: la Giorgio Armani Spa ha novemila dipendenti. Novemila famiglie vivono anche grazie al tuo lavoro».

E se vi state chiedendo da dove sia partita davvero Silvana Armani dentro l’azienda, non da un trono: dal centralino.

E mentre Silvana Armani prende in mano il womenswear e l’alta moda, sul fronte uomo il riferimento resta Leo Dell’Orco. Dopo la prima sfilata maschile senza Giorgio Armani, quando gli chiedono come si sia orientato, Leo Dell’Orco la mette così: «Ci siamo chiesti che cosa avrebbe voluto fare lui solo per la prima mezz’ora. Poi basta. Sapevamo quello che volevamo».

E quando il discorso scivola sul rischio di “fare il diverso per forza”, Leo Dell’Orco risponde come uno che non deve dimostrare niente a nessuno: «Mai ipotizzato colpi di testa per stravolgere lo stile Armani o a esagerazioni, tipo le canottiere in passerella che ho visto: non mi appartengono. Avevamo un’idea precisa da cui partire e a cui arrivare. Siamo stati coerenti».

Poi ammette la firma personale, senza farne una rivoluzione: «Ho iniziato con colori cangianti: l’azzurro, il melanzana, il verde. Non sono forti, ma l’effetto iridescente li illumina. Non penso che Giorgio li avrebbe amati: pazienza, mi sono detto, stavolta faccio io. È la mia impronta».

Ecco, Inciucioni miei: la frecciata a Prada e Dolce e Gabbana non è stata una battuta casuale. È stata una fotografia. Perché in certi momenti o ci sei, o resti fuori dalla storia. E Silvana Armani, quel “Ma no, non me ne sono accorta”, l’ha detto come si dicono le cose che non hai nessuna intenzione di rimangiarti.

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