MORGAN COMMENTA L’INNO D’ITALIA CANTATO DA LAURA PAUSINI: ELOGI ALLA VOCE, CRITICHE ALL’ARRANGIAMENTO

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Inciucioni miei, stavolta non si parla di una canzone qualunque, ma di un simbolo. E quando tocchi l’Inno d’Italia davanti a un evento enorme come l’apertura dei Giochi invernali di Milano Cortina 2026, è normale che ogni dettaglio venga ascoltato e riascoltato, con aspettative altissime. Laura Pausini lo ha cantato in uno dei contesti più esposti possibili, a San Siro, davanti alle istituzioni e con milioni di occhi addosso.

E infatti, dopo l’esibizione, si è acceso il solito cortocircuito social: chi applaude, chi critica, chi fa ironia, chi pretende “l’originale e basta”. In mezzo a questo rumore, però, c’è un intervento che ha fatto discutere proprio perché non è partito dall’insulto facile: Morgan.

MORGAN PROMUOVE LA PAUSINI, MA BOCCIA LA VERSIONE DELL’INNO

Morgan ha messo subito una linea netta: Laura Pausini, come voce, non c’entra. Anzi, la elogia in modo esplicito, senza giri di parole:

“Questa interpretazione è stata completamente sbagliata. Non perché Laura Pausini abbia cantato male, tutt’altro, ha cantato molto bene, molto intonata, con il suo stile, ha ben rappresentato la musicalità italiana odierna. A lei faccio i miei complimenti, anche perché è molto difficile davanti a un grande evento di questo tipo essere così impeccabili, ha dimostrato un grande livello, ma su questo non c’è alcun dubbio”.

Quindi: promozione piena alla performance. Ma subito dopo arriva la “stangata” sul resto: secondo lui il problema è l’arrangiamento, il modo in cui quel brano è stato trattato.

“DISNEY”, “DEFORMATO”, POCA ITALIANITÀ: IL PUNTO DI MORGAN

Qui Morgan entra nel merito e dice che l’Inno, così com’è stato presentato, si è allontanato troppo da quello che rappresenta musicalmente l’Italia. E infatti il suo ragionamento gira tutto attorno a un concetto: si può aggiornare, ma non snaturare.

“Il problema è aver trasformato quel brano in qualcosa di assolutamente non italiano. Averlo modificato a tal punto da renderlo irriconoscibile, deformato. Sembrava più musica adatta a un contesto Disney. (…) Allora, quando noi dobbiamo fare un inno, con il tutto il mondo che ci guarda, bisognerebbe appropriarsi dell’italianità e non fare quelli senza carattere, senza personalità. (…) Altro che sovranità, siamo leader dal punto di vista dell’invenzione musicale. E quando parlo di musica, parlo di arrangiamento, di armonia, di struttura, della costruzione della musica”.

E poi chiude il quadro con un’altra stoccata, ancora più diretta, dove tira in ballo il tema “stile italiano” contro “modello cinematografico americano”:

“Quando un’orchestra suona un repertorio, non è che si può modernizzare a caso. Va bene, rimodernare, ma farlo nella logica dell’essenza della musicalità italiana (…) C’è un modo di orchestrare all’italiana, che non è quello alla Walt Disney, che non è alla John Williams dei film di fantascienza. (…) Oggi, secondo me, è stato svuotato di italianità un simbolo dell’800 italiano (…) Abbiamo scimmiottato una cosa che non ci appartiene. (…) Problema che i politici non capiscono, perché sono approssimativi, superficiali, per colpa loro, la cultura italiana non riesce ad avere una voce”. 

Tradotto: Laura è stata impeccabile, ma per lui la cornice musicale ha portato l’Inno altrove, lontano da quella riconoscibilità “nostra” che, in un momento mondiale, dovrebbe essere la prima cosa da difendere.

IL CONTESTO: DOPO IL “RITORNO” E LE POLEMICHE, UN ALTRO FRONTE APERTO

Questa uscita arriva in un periodo in cui Pausini era già finita dentro discussioni e polemiche a catena: non solo musica, ma anche dinamiche social, fanbase rumorose e botta e risposta che si trascinano. In queste settimane, per esempio, è tornato fuori anche il battibecco con Gianluca Grignani legato a citazioni e riferimenti sul brano. 

E in mezzo a questo clima, l’Inno diventa terreno scivoloso: perché un conto è criticare una canzone pop, un conto è discutere un simbolo nazionale in un contesto internazionale.

LE REAZIONI SOCIAL: TRA CRITICHE E IRONIE

Oltre a Morgan, nelle ore successive sono arrivate reazioni di ogni tipo. Alcune sono state più taglienti, più da battuta pronta, come quella attribuita a Selvaggia Lucarelli su Instagram:

“A Laura Pausini è rimasta solo da fare la cover di Buon compleanno e rovinerà pure Buon compleanno“.

E qui, Inciucioni miei, si capisce perché la faccenda prende fuoco: da una parte c’è chi discute “tecnica e identità”, dall’altra chi la butta sul sarcasmo. Il risultato è che la conversazione si sposta in fretta dal merito musicale al tifo, e a quel punto diventa impossibile tenere tutto sul binario giusto.

Per noi di Inciucissimo, in mezzo a tutto questo, resta una certezza: Laura Pausini sul palco ha fatto una prova di livello, e lo si capisce anche dal tipo di attenzione che sta ricevendo fuori dall’Italia. Perfino Céline Dion, su Instagram, ha lasciato un like che per tanti è suonato come un segnale chiaro: all’estero la guardano con rispetto, spesso più di quanto succeda qui da noi. E intanto manca poco a Sanremo: noi non vediamo l’ora di vederla in quella co-conduzione, perché lì il palco parla chiaro. E sì, siamo curiosi anche di vedere come si chiuderà la questione con Grignani, perché questa stagione di “fronti aperti” attorno a lei sta diventando un romanzo: solo che la voce, quella, continua a stare in piedi.

ALLA FINE, COSA RESTA DAVVERO DI QUESTA STORIA

Se togliamo il rumore, resta una cosa chiarissima: Morgan ha separato la cantante dall’operazione. E questa, nel caos dei social, è già una notizia. Ha detto “Laura sì”, ma ha detto anche “l’Inno così no”, perché secondo lui lo hanno reso troppo lontano da ciò che dovrebbe rappresentare.

E il punto è proprio questo: l’Inno, quando lo tocchi, non lo tocchi mai “solo” come brano. Lo tocchi come identità, come memoria, come idea di Paese. E quando succede davanti a un evento globale come l’apertura di Milano Cortina, è inevitabile che ogni scelta finisca sotto processo. 

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