MELANIA AL CINEMA È UN FLOP TRA INCASSI E RECENSIONI

copertina articoli 1

Inciucioni miei, è uscito al cinema “Melania”, il film-documentario sulla First Lady americana. Non siamo davanti a un semplice film che non convince. Siamo davanti a un’operazione di facciata che si sbriciola appena si accendono le luci in sala: sale mezze vuote, critici senza pietà, e una versione degli incassi che cambia a seconda di chi la racconta.

Partiamo dal punto che fa più rumore: i numeri. Da un lato circola la stima “meno tragica” letta su The Hollywood Reporter, con 8 milioni di dollari previsti nel fine settimana. Dall’altro Variety frena e ridimensiona: 2 o 3 milioni al massimo. In mezzo, c’è un dettaglio che dice tutto: nelle 1.778 sale in cui è uscito negli Stati Uniti, si sono registrati solo due sold out, con prenotazioni trainate dai supporter MAGA. Non proprio la definizione di “evento imperdibile”, diciamo.

E mentre il film prova a spacciarsi per “fenomeno”, il pubblico americano sceglie altro: più curiosità e adrenalina per altri titoli, tra thriller e horror. “Melania” resta lì, immobile, con la stessa energia di un catalogo lasciato sul tavolino di una sala d’attesa.

Rotten Tomatoes, il sito che raccoglie e sintetizza le recensioni di critica e pubblico, segna un 7% dalla critica, un dato che parla da solo. E poi arriva l’altro numero: 99%. Novantanove. Molti commenti del pubblico risultano molto simili tra loro. Strano, eh?

Sul fronte recensioni, non si salva niente. Karl Quinn su “The Age” suggerisce che il film non cerchi davvero di capire Melania, ma che serva soprattutto a spostare l’attenzione. Liz Shannon Miller su “Consequence” la liquida con una frecciatina: “Vedete, Leni Riefenstahl era una persona terribile, ma almeno aveva un certo stile”.

Poi c’è il racconto da cinema deserto, quello che fa male più di qualsiasi voto. Frank Scheck di “The Hollywood Reporter” racconta la visione all’AMC Empire Theater sulla 42nd Street di New York: “C’erano solo altre tre persone presenti alla prima proiezione del documentario. E due di loro erano altri critici cinematografici, dato che non c’erano state proiezioni stampa del documentario e siamo stati costretti a pagare il nostro obolo alla First Lady come tutto il pubblico”.

E il film, com’è? Kevin Fallon, “The Daily Beast”, lo dice senza giri di parole: “Non voglio destabilizzarvi informandovi che il documentario su Melania, ora al cinema, è terribile”. Owen Gleiberman su “Variety” è ancora più cattivo, e quasi lo rinomina: “A tratti, ma per lo più è inerte. Sembra cucito insieme con le scene più innocue di un reality show. Non c’è drammaticità. Avrebbe dovuto chiamarsi “Il giorno della moglie traditrice vivente””. Xan Brooks su “The Guardian” chiude la porta e butta la chiave: “Due ore di Melania sembrano un vero e proprio inferno senza fine”.

E quando persino Donald Trump risulta “più carismatico”, capite che livello stiamo toccando. Nick Hilton su “Indipendent” non si trattiene: “Lo stesso Trump è una presenza immediatamente più carismatica sullo schermo. Le sue scene sono un sollievo alla maschera di pura nullità di Melania. Arrivato al cinema mentre le strade d’America continuano a essere piene di rabbia e dolore – con il Paese sull’orlo di una divisione irreparabile – lo stile di vita volgare e aureo dei Trump li fa sembrare Maria Antonietta che si nasconde nel suo castello pieno di torte, o Hermann Göring che fissa il suo Monet appeso al muro.

Come ciliegina, arriva anche la battuta feroce di Stephen King, che ironizza come nel 2020: “MELANIA dominerà il box office”. Sì, certo. Domina talmente tanto che le analisi sulle vendite parlano di proiezioni annullate per mancanza di spettatori e di interesse internazionale tiepido. Ma l’operazione resta enorme: un documentario costosissimo, legato a Amazon MGM, con la prospettiva di finire in streaming dopo poche settimane. Insomma, se l’obiettivo era costruire un monumento, il risultato per ora sembra un cartonato: lucido fuori, vuoto dentro.

E se avete ancora dubbi, fatevi un giro su Letterboxd: lì si capisce subito che aria tira davvero nei commenti.

Torna in alto