Inciucioni miei, oggi vi porto una chicca che, giuro, nemmeno le serie Netflix osano scrivere.
Perché questa non è fantasia… questa è Megan Markle.
Allora: Harper’s Bazaar pubblica un nuovo pezzo firmato dall’intervistatrice Caitlin Greenidge, che ha incontrato Megan in un palazzetto brownstone dell’Upper East Side. Chic, elegante, pieno di amiche ricche – quello standard Meghan & Co.
Fin qui tutto normale.
Poi… succede la magia.
E quando dico magia, intendo cringe aristocratico di qualità superiore.
La giornalista racconta che il responsabile della casa, al momento in cui Megan entra, la annuncia così:
«Megan, Duchessa di Sussex!»
Cioè.
Amore mio, ascolta: non c’era un ballo, non c’era un pubblico, non c’era un cast di Bridgerton…
C’erano solo loro due, in salotto.
E questo povero americano che si ritrova a fare il banditore reale.
Io me lo immagino ancora che pensa:
“Ma davvero devo dire sta cosa? Davvero?”
Sì, amore, devi. Perché Meghan lo pretende.
Perché lei non entra: lei viene annunciata.
E credete sia finita?
No.
Durante l’intervista, si spostano in un bar.
Ad un certo punto, arriva un cameriere con un cappuccino non richiesto.
E sulla schiuma… che c’è?
La faccia di Megan.
Stampata.
Fotorealistica.
Con la precisione di un ritratto ufficiale del Giubileo.
Lei lo guarda e dice con il suo sorrisino beato:
«Oh, riconosco questa foto! È del nostro viaggio in Sudafrica.»
Amore mio.
A me se arriva un cappuccino con la mia faccia sopra mi mettono in TSO entro due ore, ma lei…
Lei no.
Lei si gode la devozione, la genuflessione emotiva, il culto permanente dell’io.
È più forte di lei: ovunque va, attiva quella modalità “Adorami, plebea creatura dell’universo” che ormai è parte integrante del suo metabolismo.
E il bello è che la giornalista lo scrive proprio così: Megan fa scattare negli altri un mix di ammirazione, devozione e inchini.
Da sola.
Con la potenza di un campo magnetico reale.
Insomma, Inciucioni miei:
che vita difficile, essere Meghan Markle.
Essere annunciata ogni volta che entri in un soggiorno, ricevere cappuccini con la tua faccia…
È veramente una lotta quotidiana.
Non so voi, ma io un po’ la invidio e un po’ voglio mandarle un pacco di caffè normale, che magari ritorna umana.


