MEDUGNO TORNA A PARLARE DI SIGNORINI: “SE NEI MIEI PANNI CI FOSSE STATA UNA RAGAZZA?”

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Inciucioni miei,

Antonio Medugno ha pubblicato un nuovo video e ha deciso di dividerlo in due parti: un racconto a tappe, fatto di domande e risposte, sulla denuncia presentata contro Alfonso Signorini, dopo averlo accusato di violenza e di estorsione. Se nella prima parte aveva spiegato perché ha taciuto per anni e perché ha parlato solo adesso, nella seconda ha voluto ribadire due cose precise: sostiene di non essere mai andato a letto con Alfonso Signorini e dice di non aver denunciato “per pubblicità”.

Partiamo dalla prima parte, quella in cui Medugno racconta di non cercare compassione né approvazione. Dice di rispondere con calma e con i fatti alle domande che vede ovunque, perché in questi giorni, a suo dire, sono state dette molte cose false sul suo conto e lui è stanco. Spiega anche perché spesso chi vive certe dinamiche non denuncia subito: parla di vergogna e paura, del chiudersi, del colpevolizzarsi e del timore di non essere creduti, soprattutto per l’impatto che può avere sulla vita e sul lavoro. Sottolinea che è una cosa “documentata”: molte persone ritardano la denuncia. Medugno aggiunge che in quei quattro anni ha fatto terapia e ha provato ad andare avanti, e che ha deciso di tutelarsi legalmente solo quando la situazione è diventata pubblica e lui ha capito che il silenzio lo aveva distrutto, perché in quel periodo non aveva la lucidità che dice di avere oggi.

Poi arriva una domanda che gira parecchio: perché è andato a casa di Alfonso Signorini sapendo che c’erano “messaggi spinti”? Medugno risponde che i messaggi c’erano, sì, e col senno di poi riconosce che erano ambigui e che forse avrebbe dovuto mettere un confine molto prima. Però aggiunge un pezzo che per lui pesa: quando sei giovane e hai pressioni addosso, quando temi di bruciarti opportunità lavorative, non ragioni sempre in modo lucido. Dice che in quel momento si è fidato ciecamente del suo vecchio agente e che, per questo, ha minimizzato tutto, perché sarebbe stato manipolato a pensare che fosse giusto così. Precisa anche che, secondo lui, non è andato lì per ottenere favori: ci sarebbe andato pensando alla carriera, a dimostrare che tipo di persona era e che tipo di valori aveva. Ammette l’ingenuità, ma dice che l’ingenuità non significa né consenso né colpa. E chiude con un concetto chiaro: quando vivi una dinamica sbilanciata non sempre scappi subito, spesso minimizzi, razionalizzi e ti dici che riuscirai a gestirla, che passerà.

Infine, un’altra domanda: perché ha accettato quella situazione anche se già lo faceva stare male? Qui Medugno dice senza girarci intorno che ha sbagliato a restare vicino a quella situazione invece di tagliarla subito, e che quello è il suo errore. Ma aggiunge anche che restare non significa stare bene e soprattutto non significa che tutto ciò che è stato raccontato online sia vero. Dice che ha avuto la tendenza a minimizzare perché si sentiva completamente manipolato dal suo vecchio agente. E a quel punto lo ripete in modo netto: sostiene di non essere mai andato a letto con Alfonso Signorini, né la prima volta né dopo. Mai. Dice di capire il sospetto, perché intorno a quel contesto ci sarebbero stati tanti messaggi elusivi e un rapporto che, col senno di poi, riconosce come sbagliato. Si prende la responsabilità di aver gestito malissimo la situazione e dice di aver lasciato spazio a un’ambiguità che non avrebbe mai dovuto accettare.

Nella seconda parte, Medugno torna anche su un dettaglio che sta facendo parlare: come sarebbe entrato al Grande Fratello. Racconta di essere entrato dopo aver passato una notte con una delle ex partecipanti del Grande Fratello di quell’anno. A quella persona avrebbe raccontato del provino e del fatto che non lo avevano ammesso dentro la Casa e che lui ci era rimasto male. L’ex partecipante, sempre secondo il racconto di Medugno, ne avrebbe parlato con Alfonso Signorini. Medugno dice di non sapere cosa sia scattato nella testa di Alfonso Signorini, ma racconta che subito dopo gli avrebbe proposto un secondo provino, stavolta in videochiamata. E aggiunge un particolare preciso: dice di non averlo visto una seconda volta neanche per fare il provino. Da qui la frase che vuole togliersi di dosso “una volta e per tutte”: sostiene che l’idea di averlo fatto “con lui” per lavorare sia completamente falsa. Aggiunge anche che non ci sarebbe stato nessun secondo incontro e che nel primo, come dice “già sapete”, lui avrebbe rifiutato qualsiasi tipo di contatto fisico. E sul tema “pubblicità” taglia corto: sostiene che se avesse voluto visibilità ne avrebbe parlato subito, avrebbe fatto interviste, ospitate e contenuti ogni giorno. Dice di aver fatto l’opposto: ha lavorato per anni ed è rimasto in silenzio fino a oggi.

E infatti insiste su un punto: questa storia, per lui, non porterebbe vantaggi. Dice che lo espone, divide il pubblico e lo danneggia, e afferma di aver perso due contratti annuali importanti a causa di questa vicenda. Secondo Medugno, se parla oggi è per mettere un punto di verità e per difendere la sua dignità.

Poi c’è la parte più pesante, quella sui commenti. Medugno dice che in questi giorni legge frasi del tipo: “Se ci sei andato a cena è colpa tua”, “Se hai accettato i regali allora ti stava bene”. Dice che oggi riesce a reggere questa pressione perché ha fatto un percorso psicologico e avrebbe strumenti e una struttura che lo tutelano, ma aggiunge che lo fa riflettere: lo stesso tipo di colpevolizzazione, se fatta a una persona più fragile o a chi non ha supporto, potrebbe portare davvero a pensare che la colpa sia propria. E dice che questo è molto pericoloso.

Da lì arriva la frase che sta facendo il giro ovunque: Medugno dice che andare a cena con una persona, accettare un regalo o chiacchierare non significa consentire a nessun tipo di violenza e non significa accettare nessun tipo di rapporto fisico. Aggiunge che questa cosa va detta chiaramente, non solo per lui ma per chi magari non ha la forza di dirlo. Dice anche che alcuni degli ultimi messaggi ricevuti lo stanno facendo sentire in colpa per essere andato a cena con una persona e che, per lui, non è giusto. E poi la stoccata: “Se nei miei panni ci fosse stata una ragazza, lasciarla da sola e colpevolizzarla in questo modo sarebbe stato terribile”. Non chiede a tutti di credergli, dice di chiedere solo una cosa: smettere di pensare che una persona debba reagire in modo perfetto per essere credibile. Si assume le sue ingenuità, ma ribadisce che ha bisogno e vuole difendere la sua dignità.

E chiude con un annuncio: Medugno dice di aver creato insieme al suo avvocato uno spazio con libero patrocinio, per tutte le persone che hanno subito o stanno subendo qualunque tipo di molestia o violenza, psicologica, fisica o sul lavoro. Dice che nessuno merita questo e nessuno merita di restare solo come lo era lui a quei tempi. “Io ci sono per tutti”, conclude. “Da qui in poi torno a lavorare. Fine”.

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