Inciucioni miei, la guerra tra Mediaset e Fabrizio Corona non si ferma più ai video, ai comunicati e ai tribunali: adesso si sposta direttamente nei locali, tra consolle e piste da ballo. E la notizia che sta girando è di quelle che fanno rumore: secondo un’esclusiva pubblicata da Fanpage, Mediaset avrebbe inviato un avviso alle discoteche che ospiteranno serate con Fabrizio Corona, chiedendo di tenere sotto controllo quello che viene detto e fatto durante gli eventi, soprattutto quando si parla dell’azienda.
Il punto, raccontato nero su bianco, è semplice: dopo la rimozione dei profili social di Corona, il megafono non è sparito, ha solo cambiato posto. Fanpage spiega che l’avviso sarebbe arrivato con data 4 febbraio, proprio all’indomani della chiusura dei profili social dell’ex paparazzo su più piattaforme. L’obiettivo, sempre secondo quanto ricostruito, sarebbe evitare che le discoteche diventino il “piano B” per fare annunci e lanciare messaggi contro Mediaset davanti a un pubblico caldo, in un contesto dove una frase detta al microfono può diventare un video in due secondi.
Qui arriva la parte interessante: nel documento, non sarebbe scritto esplicitamente “Fabrizio Corona”, ma il riferimento sarebbe chiarissimo. E la mossa sarebbe anche strategica: non si parla della persona, si parla del contenuto. In pratica, ai locali verrebbe chiesto di vigilare sui cosiddetti “messaggi aggressivi” e su tutto ciò che può trasformarsi in un attacco all’azienda, con il concetto di responsabilità che pesa come un macigno sulla testa di chi organizza la serata.
Tradotto in lingua da discoteca: non basta aprire le porte e fare cassa. Se qualcuno sul palco usa la serata per lanciare accuse, inviti al boicottaggio o messaggi che possono creare problemi, il locale rischia di essere trascinato nella faccenda. E qui sta il “blocco”: non è che Mediaset chiude fisicamente le discoteche, ma alza un muro legale e mette pressione ai gestori, dicendo in sostanza “attenzione, perché se succede qualcosa, la responsabilità non è solo di chi parla”.
Il contesto, poi, rende tutto più esplosivo. Negli ultimi giorni il clima attorno a Corona si è acceso parecchio: da una parte ci sono le puntate e i contenuti che lo vedono attaccare personaggi e dinamiche del mondo tv, dall’altra ci sono le reazioni. Negli stessi giorni, diverse testate hanno parlato di uno scontro duro con Mediaset, tra accuse e risposte ufficiali. E c’è anche il tema copyright: il Corriere della Sera ha raccontato che un episodio di “Falsissimo” è stato oscurato dopo una segnalazione per violazione di diritto d’autore, con il riconoscimento della violazione da parte delle piattaforme coinvolte.
Quindi il quadro è questo: i canali digitali vengono limitati, e chi resta senza “palco” online prova a spostare tutto dal telefono al microfono. Solo che, a quanto pare, Mediaset non vuole lasciargli spazio nemmeno lì. Sì parla proprio di una strategia per fermare l’uso delle serate come megafono alternativo, perché una discoteca piena è un pubblico vero, immediato, e soprattutto è un posto dove l’energia può salire in un attimo.
E adesso la domanda da un milione, Inciucioni miei, è una sola: i locali come si muoveranno? Perché da un lato Corona è un nome che porta gente e curiosità, dall’altro una lettera così è un segnale chiaro: chi organizza deve scegliere se rischiare o mettere un freno, con regole rigidissime durante la serata.
Nel frattempo, Corona ha già fatto capire che si sente “tappato” e che considera queste mosse un tentativo di zittirlo. Ma se l’azienda insiste sulla linea dura e i locali iniziano ad avere paura di conseguenze legali, la partita cambia: non è più solo una questione di follower o profili chiusi, è una questione di spazi reali e di chi decide cosa si può dire davanti a un pubblico.



