MAURIZIO SORGE SMONTA LA SERIE SU CORONA

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Inciucioni miei, se pensavate che “Io sono notizia” fosse il punto d’arrivo del mito Corona, vi conviene mettervi comodi. Perché mentre Netflix ha appena acceso i riflettori sulla vita di Fabrizio Corona con una docu serie in cinque episodi, c’è chi quella vita l’ha vista da vicino, da dietro un teleobiettivo e senza filtri. E adesso parla, nell’intervista firmata da Andrea Spadoni per MOW. Si chiama Maurizio Sorge, per molti “il re dei paparazzi”, storico uomo dell’agenzia legata a Corona e volto guida del racconto. Uno che non si limita a commentare: rivendica, precisa, e soprattutto lancia un avviso che sa di minaccia narrativa: “Fabrizio andrà avanti. Io so che ha altre cose in mano, aspettiamoci altre notizie”.

Partiamo dalla scena che tutti ricordano e che, a quanto pare, ancora fa discutere più di un processo. Sorge è quello che scattò le prime foto roventi di Fabrizio Corona con Nina Moric e, qualche anno dopo, quelle ancora più esplicite con Belen Rodriguez alle Maldive. Le immagini finite ovunque, in Italia e fuori. Nella serie, però, c’è un dettaglio che per Sorge è una cosa grossa, non una licenza poetica: la storia dell’autoerotismo del paparazzo davanti alla scena. Lui la chiude così: “Ma non mi sono messo a fare autoerotismo, nella serie si racconta una bugia colossale”.

E qui parte la spiegazione tecnica, di quelle che ti riportano a terra e ti fanno capire quanto sia facile raccontare qualsiasi cosa quando hai la telecamera e un montaggio che ti protegge: “Ma quale autoerotismo – ci tiene precisare – Corona racconta una serie di stupidaggini. È evidente che non sia vero, ma per chi avesse dei dubbi è necessario spiegare che per scattare foto così bisogna mettersi lontani con un teleobiettivo pesantissimo. Per tenerlo dritto e centrare la messa a fuoco della macchina, si regge con due mani. Erano tutte e due occupate! Pensa te a 68 anni devo giustificarmi di queste cose”.

Fine della storiella, almeno secondo lui. Ma il punto vero dell’intervista arriva quando il discorso si allarga: carcere, condanne, personaggio, soldi, e quel magnetismo che continua a trascinare dentro Corona ragazzi che nel 2007 nemmeno avevano il cellulare in mano.

Sorge lo inquadra così com’è: capace, spregiudicato, egoriferito, e con i soldi come bussola. Però poi mette un paletto che per chi lo conosce è fondamentale: “Fabrizio Corona non è un criminale”. E su questo insiste, ricordando la parte più buia degli anni passati tra tribunali e cella: “Ha pagato troppo nella sua vita, fosse stato più lucido non gli sarebbe capitato nulla. Inchiodando lui non si è fermato il giro delle foto: nelle scrivanie dei direttori dei giornali c’erano montagne di servizi tolti dal mercato”.

Qui c’è un punto che fa male: se “inchiodi” l’uomo simbolo, ti aspetti che il sistema cambi. Ma Sorge dice il contrario. Corona, secondo lui, è stato il bersaglio perfetto per dare un segnale, mentre intorno la macchina continuava a macinare foto, pettegolezzi e copertine. E la domanda finale resta sospesa, con quel sapore di cose mai dette fino in fondo: “Sai quanti servizi ritirati dal mercato c’erano nelle scrivanie dei direttori dei giornali. Montagne. Quelli erano favori o ricatti?”.

Poi c’è la parte psicologica, quella che nella serie viene venduta come destino e che Sorge invece chiama lucidità mancata: “Una dote innata, unita al fatto che è un bell’uomo con modi eleganti. Fosse stato meno imbecille e avesse saputo regolarsi non sarebbe stato in carcere. E lì ne ha passati di momenti brutti: maltrattamenti, mandibole rotte. Una condanna troppo grave per quello che aveva fatto. Su dodici capi d’imputazione era stato assolto in dieci, Trezeguet aveva detto che non era stato ricattato, i soldi erano arrivati tramite regolari fatture. E poi la questione delle banconote false e la pistola, lasciamo perdere. Una sbruffonata che ha pagato a caro prezzo. Penso che abbiano voluto colpire Fabrizio per dare un segnale a quell’ambiente, ma fermando lui non avevano fermato il giro delle foto”.

E mentre racconta tutto questo, Sorge aggiunge un dettaglio che, da solo, spiega perché Corona oggi continua a essere un personaggio che divide e attira: la testa è sempre sul colpo successivo. Oggi quel colpo si chiama “Falsissimo”, il format online con cui Corona pubblica “inchieste”, accuse e retroscena. Sorge non lo santifica e non lo demonizza, lo descrive: “Fabrizio Corona non è né un criminale, né Robin Hood. A lui interessano i soldi ed è sempre stato molto capace a mettere in piedi situazioni per guadagnare. È probabile che con Falsissimo voglia togliersi dei sassolini dalle scarpe perché ha sofferto molto negli otto anni passati in carcere e voglia dimostrare di essere comunque più forte degli altri. Però, conoscendolo, lui ora è felice perché con il suo video di YouTube ha fatto 6 milioni di visualizzazioni mentre la finale del Grande Fratello 1 milione e mezzo. Quindi ha vinto”.

E qui si incastra il presente, quello vero, quello di questi mesi: il caso Signorini. Dopo le puntate e le accuse lanciate da Corona nel suo format, la vicenda è finita anche in procura e in tv, con un’indagine a carico di Alfonso Signorini nata dall’esposto di Antonio Medugno. In mezzo, c’è pure un altro fronte che riguarda Corona: la procura ha sequestrato materiale legato alla puntata e si è parlato di immagini intime mostrate in trasmissione, finite sotto esame. Tradotto: il “fare notizia” oggi non è solo rumore, è anche rischio legale.

E adesso arriva la parte più privata, quella che in molti aspettavano perché in mezzo a mille donne, un nome torna sempre: Belen. Sorge dice che Corona, di tutte, con lei ci teneva davvero: “Sì e quando gli stai vicino non te lo nega. Però penso che alle persone che gli sono sempre state vicine come me, voglia bene. Non te lo dirà mai, ma molte volte me l’ha dimostrato. Poi, tra le sue tantissime donne, di una era innamorato: Belen. Ricordo ancora un viaggio infernale da Firenze a Milano, dopo Pitti Uomo. Passammo tre ore ad ascoltare la canzone “Il regalo più grande” di Tiziano Ferro, perché era quella sua e di Belen. Faceva pertire il ritornello e poi la rimetteva da capo. Una follia. Quel giorno, tra l’altro, per soldi né combinò una delle sue”.

E infatti la combina, eccome. Ed è una storia che sembra inventata, invece Sorge la racconta con la calma di chi l’ha vista: “Un’azienda di moda aveva fatto un contratto a Fabrizio e suo figlio Carlos, per Pitti Uomo e Pitti Bimbo. Il giorno prima, non ne ricordo i motivi, Nina Moric gli vietò di andare con il padre a Firenze. Per non perdere il compenso prese il figlio del suo autista e lo presentò come Carlos. Gli fece la testa come un pallone ripetendogli mille volte di chiamarlo papà. Ricordo l’imbarazzo di questo bambino in mezzo a tanta gente. Fu divertente”.

Eccolo Corona, in una scena sola: affetti, soldi, faccia tosta, recita perfetta, e una spinta a forzare ogni limite pur di non perdere un cachet.

Intanto la docu serie Netflix è lì, disponibile, con cinque episodi che ripercorrono l’ascesa, la caduta e il ritorno permanente del personaggio. Ma intorno alla serie c’è già un altro inciucio che pesa: l’assenza di Belen Rodriguez. Nella storia è centrale, nel racconto è ovunque, ma lei non compare. E in giro rimbalza un’indiscrezione ripetuta più volte: “le è stato impedito di partecipare”. Da chi, perché, a che condizioni, per ora resta il classico mistero che si alimenta proprio mentre Corona promette nuove puntate e nuove rivelazioni.

E quindi la domanda finale è la più semplice e la più cattiva: siamo davanti a un ritorno d’epoca, stile anni di Lele Mora e Mediaset, oppure è un’altra fase, più sporca e più potente perché passa da piattaforme, visualizzazioni e guerra di versioni?

Sorge la chiude così, senza fare lo sceneggiatore ma lanciando il trailer della prossima puntata della realtà: “Fabrizio andrà avanti. Io so che ha altre cose in mano, aspettiamoci altre notizie shock”.

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