MADONNA E DOLCE E GABBANA NELLE POLEMICHE SUL CASTING LE CRITICHE DI LY AS E IL COMMENTO DI BELLA HADID

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Inciucioni miei, qua non si parla di un semplice “capriccio da passerella”. A Milano, durante i giorni della moda uomo, una sfilata è diventata un caso pubblico e non per un orlo sbagliato o per una giacca troppo stretta. Il punto è il casting della collezione autunno inverno 2026 2027 di Dolce e Gabbana, finito sotto accusa per un’assenza totale di diversità etnica tra i modelli. E nella polemica social ci è entrata anche Madonna, perché in queste settimane è legata al marchio da una collaborazione gigantesca, ricca e super in vista.

A sollevare il polverone è Ly.as, nome d’arte di Elias Medini, creatore di contenuti franco algerino da tempo vicino all’universo di Madonna. Secondo Ly.as, quello visto in passerella sarebbe un gruppo composto esclusivamente da modelli caucasici: niente volti asiatici, nessuna pelle scura, nessun tratto che esca da un canone preciso e rigidissimo. E quando un marchio parla di scelta “identitaria”, il rischio è che questa parola diventi un paravento: perché l’identità estetica può essere un linguaggio, ma se si incolla a un criterio etnico, la faccenda cambia faccia e diventa una domanda pesante. Da qui l’etichetta che sta rimbalzando ovunque: casting “suprematista”.

IL NOME DELLA SFILATA E IL CORTOCIRCUITO PERFETTO
La sfilata maschile incriminata, raccontata anche da testate internazionali, aveva un titolo che da solo sembra fatto apposta per alimentare la polemica: “The Portrait of Man”. Un “ritratto dell’uomo”, quindi un’idea di maschile che dovrebbe essere ampia, sfaccettata, piena di storie diverse. E invece, per chi ha guardato il cast, quel ritratto si è trasformato nella fotografia di un’unica cosa: omogeneità.

Sui social la critica è stata riassunta in una frase diventata virale, attribuita proprio a Lyas: “50 shades of white”. Da quel momento non è più moda: è reputazione. E sui social la reputazione non è “bello o brutto”, è “chi hai escluso”. Quando la domanda è questa, il rumore sale.

MADONNA NEL MEZZO SENZA AVER PARLATO
Nel dibattito, inevitabilmente, entra Madonna. Non perché abbia sfilato, ma perché è il volto di una recente e ricchissima campagna firmata dal duo. Parliamo del rilancio di “The One”, fragranza storica presentata nel 2006 e riportata al centro con un’operazione che, tra immagini e narrazione, profuma di milioni.

E allora la domanda che circola è: Madonna approva questo tipo di scelte? Ad oggi non esiste una presa di posizione pubblica. Nessuna dichiarazione, né in un senso né nell’altro. Il suo coinvolgimento, per ora, è commerciale e artistico. Ma proprio questa assenza di parole alimenta le chiacchiere, perché nel 2026 l’ambiguità fa rumore: viene letta, interpretata, trasformata in sospetto.

BELLA HADID E LA FRASE CHE HA ACCESO IL FUOCO
A buttare benzina sul fuoco è arrivata Bella Hadid, che nei commenti ha scritto due frasi: “Shocked people actually support this company still it’s embarrassing,” (Sono scioccata che la gente sostenga ancora questa azienda: è imbarazzante) e poi “Been cancelled … years of racism sexism bigotry xenophobia … how are we shocked still?” (È stata cancellata da anni: anni di razzismo, sessismo, bigottismo, xenofobia… com’è possibile che ci stupiamo ancora?).

Non è solo un giudizio sul casting di una sfilata. È un promemoria su un passato che, per molti, non è mai stato davvero archiviato. Ed è anche il motivo per cui la questione non resta confinata alla passerella: perché qui si parla di reputazione, di responsabilità, di chi presta la faccia e di chi incassa il prestigio.

IL PASSATO CHE TORNA SEMPRE A BUSSARE
Il punto è che Dolce e Gabbana non arrivano a questa polemica con la fedina immacolata, e lo sanno tutti. Nel tempo il marchio è finito al centro di discussioni e accuse legate alla rappresentazione: dalle polemiche su elementi ritenuti offensivi o stereotipati fino a vecchie scelte di comunicazione che hanno creato rotture profonde e reazioni durissime del pubblico. Quando oggi scoppia un caso sul casting, quindi, non viene trattato come un episodio isolato: viene agganciato a una storia più lunga.

E mentre il marchio mette in scena la sua idea di “identità”, una parte del pubblico legge “esclusione”. La domanda vera, è sempre la stessa: dove finisce lo stile e dove comincia il messaggio?

LA CAMPAGNA DI THE ONE E IL CONTRASTO CHE FA RUMORE
In parallelo, la campagna con Madonna racconta l’opposto di ciò che viene contestato nella passerella: una storia di seduzione, potere, cinema italiano, immaginario anni Settanta. Il film è firmato da Mert Alas, e la scelta musicale è diventata un dettaglio simbolico: “La Bambola”, resa celebre da Patty Pravo, reinterpretata da Madonna in italiano.

E Madonna, nello stesso contesto, spiega cosa la colpisce dell’immaginario femminile italiano: “I feel Italian women’s beauty comes through their confidence, independence, and effortless style,” she says (Sento che la bellezza delle donne italiane passa attraverso la loro sicurezza, l’indipendenza e uno stile naturale, senza sforzo

Capite il controsenso? Da un lato una narrazione di forza, libertà, carisma. Dall’altro un’accusa di chiusura, rigidità e mancanza di rappresentazione. In mezzo, il silenzio di chi, con quella campagna, è diventata il volto più potente del marchio in questo momento.

PERCHE PROPRIO LY AS HA SENTITO IL BISOGNO DI ESPORSI
Nell’articolo che ha acceso la discussione in Italia, resta aperto un interrogativo che vale più di cento post: perché una persona considerata vicina all’universo di Madonna ha sentito il bisogno di segnalare quella che definisce un’evidenza problematica? Se il cerchio intorno a lei parla, il pubblico pretende di sapere se lei ascolta, se condivide, se si dissocia o se lascia correre.

E intanto il caso non si spegne, perché non è una lite tra fan. È una questione di immagine pubblica, di moda come specchio del presente e di scelte che, nel 2026, vengono lette come dichiarazioni politiche anche quando non vogliono esserlo.

Per ora, l’unica certezza è questa: Dolce e Gabbana sono finiti di nuovo al centro di una polemica sulla rappresentazione, Ly.as ha acceso la miccia, Bella Hadid ha fatto esplodere i commenti, e Madonna è rimasta in silenzio. Ma nel mondo della comunicazione il silenzio non è mai solo silenzio. È spazio libero, e lo riempiono gli altri.

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