Loredana Bertè e la storia segreta con il fratello di Michael Jackson: “Dieci giorni di fidanzamento e notti fino alle sei di mattina”

copertina articoli 1

Inciucioni miei, ogni tanto arriva una notizia che ti fa fermare, mettere giù il telefono e dire ad alta voce: “Ma davvero?” E questa è esattamente una di quelle notizie. Perché Loredana Bertè, la nostra Loredana, quella con la voce che ti spezza il cuore e la carriera che ha fatto storia, era praticamente la quasi cognata di Michael Jackson. E lo ha raccontato con quella naturalezza disarmante che la contraddistingue, quasi di passaggio, come se stesse commentando il meteo.

Tutto nasce da un film e da una sala cinematografica


La scena è questa: Loredana Bertè va al cinema a vedere Michael, il biopic sulla vita del Re del Pop diretto da Antoine Fuqua e interpretato da Jaafar Jackson, nipote di Michael. E mentre aspetta che inizi il film, o forse mentre esce dalla sala, racconta ai presenti un pezzo della sua vita che in pochi conoscevano. Lo fa con quella spontaneità di chi non ha mai avuto paura della propria storia, di chi ha vissuto tutto con una pienezza rara e non ha nessun motivo per nasconderlo.
Jaafar Jackson, l’attore protagonista del film, è il figlio di Jermaine Jackson. E Jermaine Jackson, fratello maggiore di Michael e membro storico dei leggendari Jackson 5, è stato il fidanzato di Loredana Bertè. Dieci giorni, precisa lei stessa. Ma dieci giorni, in quel contesto lì, valgono una vita.

Il 1979, il tour bus e le notti fino alle sei di mattina


Siamo nel 1979. Loredana Bertè sta promuovendo E la luna bussò, uno dei suoi pezzi più iconici, e si ritrova a condividere un tour bus promozionale europeo con i Jackson 5. Un incontro che oggi suona quasi leggendario, due mondi della musica che si sfiorano su un autobus mentre attraversano l’Europa, ciascuno con il proprio album da promuovere, ciascuno con il proprio mondo addosso.
È lì che nasce la storia con Jermaine. “Mi faceva una corte tipo bloccaggio a uomo proprio”, racconta Loredana con quella verve comica che è uno dei suoi doni migliori. “Era proprio dolce e carino, siamo stati fidanzati tutti e dieci giorni che siamo stati insieme.” Dieci giorni intensissimi, tra tour, locali, notti che finivano all’alba. “Ci divertivamo fino alle sei di mattina”, aggiunge. E si sente, in quel racconto, tutta l’energia di due artisti giovani, in giro per l’Europa, con la musica che girava a mille.

Michael che studiava mentre loro facevano festa


Ed è qui che arriva il dettaglio più bello, quello che fa venire voglia di essere stati lì, anche solo come mosca sul muro. Perché mentre Loredana e Jermaine uscivano e si divertivano fino alle sei di mattina, Michael Jackson stava sul pullman a studiare sui libri. Non poteva uscire la sera. Era ancora un ragazzo, controllato, disciplinato, già consapevole di essere qualcosa di speciale che non poteva permettersi di sprecarsi.
“Quando loro facevano la promozione di Destiny eravamo insieme nel pullman e mi ricordo che Michael era sempre a studiare sui libri e non poteva uscire la sera, mentre noi ci divertivamo fino alle sei di mattina.” Una scena che dice tutto su chi era Michael Jackson già allora, a ventun anni, e su quanto fosse diverso dagli altri anche in quel momento.

La casa di Encino e i palazzi costruiti per sentirsi libero


Il racconto di Loredana non si ferma al tour bus. Parla anche delle visite alla villa di famiglia a Encino, il quartiere di Los Angeles dove i Jackson abitavano in quegli anni. E qui emerge un dettaglio che fa quasi tenerezza, uno di quelli che rende Michael Jackson ancora più umano nella sua straordinarietà: “Michael aveva fatto costruire tanti palazzi attorno alla casa principale perché voleva la sensazione di uscire di casa e di andare allo studio di registrazione e anche di andare al cinema, aveva anche la scritta Cinema sullo stabile.”
Un uomo che aveva il mondo ai suoi piedi ma non poteva uscire di casa come una persona normale. Che aveva costruito un universo finto intorno a sé per sentirsi libero almeno un po’. È una di quelle immagini che rimangono, anche dopo che hai finito di leggere.

Il tour che non è partito con loro


Jermaine aveva anche invitato Loredana a seguire i Jackson in tour. Un’offerta che, pensandoci adesso con il senno di poi, sembra quasi un sogno. Ma Loredana aveva il suo album da promuovere, i suoi impegni, la sua carriera che non aspettava. “Jermaine mi aveva invitato a seguirli in tour, ma io ero impegnata con la promozione del mio album.” E così la storia si è chiusa dopo dieci giorni, come tante storie belle che finiscono prima di diventare qualcosa di più, perché la vita va da un’altra parte e non aspetta.

Loredana e Michael: un ricordo che è anche un tributo


Quello che colpisce di tutta questa storia è il modo in cui Loredana ne parla. Non c’è nostalgia dolente, non c’è rimpianto ostentato, non c’è la performance della donna che ricorda i bei tempi andati. C’è semplicemente un racconto vivace, colorato, pieno di quella vitalità che è sempre stata la sua firma. E in mezzo a tutto questo c’è anche un tributo sincero a Michael Jackson come artista, uno di quei tributi che valgono più di mille discorsi: “Siamo venuti a vedere Michael, lui come artista è spettacolare.” Detto da lei, che di artisti eccezionali nella sua vita ne ha incontrati parecchi, non è una frase di circostanza. È una cosa che sente davvero.

E il film, aggiunge, è bellissimo, stratosferico, spettacolare. Con l’unico neo del doppiaggio di Michael, che evidentemente non le ha convinto del tutto. Ma Loredana Bertè, lo sappiamo, non ha mai avuto problemi a dire quello che pensa. Neanche quando si tratta del Re del Pop.

Torna in alto