LE PRIME PAROLE DI ALFONSO SIGNORINI

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Inciucioni miei, quando uno sta zitto per mesi e poi apre bocca, anche solo per due frasi, in tv e gossip scatta subito il radar: “Ok, adesso succede qualcosa”. E infatti Alfonso Signorini, dopo un periodo super complicato e pieno di fango mediatico, è tornato a far sentire la sua voce nel modo che gli riesce meglio: una battuta tagliente, un mezzo sorriso tra le righe e una frase che suona come un riassunto di tutto il resto: per reggere, si è dovuto isolare.

Il contesto lo conoscete tutti: da settimane il suo nome è finito dentro una bufera legata alle accuse lanciate da Fabrizio Corona nel suo format “Falsissimo”, con una valanga di commenti, reazioni, ricorsi e contro mosse. In mezzo, Signorini ha scelto quasi sempre la strada più “fredda” e legale: parlare tramite avvocati e carte, più che con interviste e sfoghi. E qui arriva il primo punto importante per restare coi piedi per terra: fino a prova contraria, si parla di accuse e di vicende in mano alla magistratura, non di verità già scritte.

Detto questo, nelle ultime ore Signorini è stato intercettato dal Corriere della Sera e ha commentato un caso che sta girando parecchio, quello legato alle chat finite agli atti dell’inchiesta su Gennaro Sangiuliano e che chiamano in causa, tra gli altri, Massimo Giletti e Sigfrido Ranucci. In quei messaggi, stando a quanto riportato, spunta anche il suo nome dentro un passaggio definito con parole pesanti e poco eleganti. E Signorini, invece di fare il predicozzo o la faccia offesa, ha scelto il sarcasmo: ha detto che apprende solo adesso dell’esistenza di questa chat e che non sapeva di far parte di un “fantomatico giro gay”, per giunta in “così amabile compagnia”. Poi ha aggiunto una stoccata sulla figura di un “misterioso signor B.”, dicendo che lui era rimasto al “signor K.” e dubitando che “la signora Boccia frequenti Kafka”. Questa è proprio la sua cifra: quando vuole, ti fa capire che non ha intenzione di farsi incastrare in una narrazione che non riconosce, ma lo fa con l’ironia, non con la sceneggiata. 

E adesso veniamo alla frase che più di tutte racconta che aria si è respirata in questi mesi. Alla domanda su come abbia vissuto tutto questo periodo, Signorini avrebbe risposto così: “L’unico modo per sopravvivere a questi mesi è stato quello di isolarmi dal resto del mondo”. Fine. Poche parole, ma dicono tutto. Perché non è una frase da “personaggio”, è una frase da persona: quando sei in mezzo a un tritacarne, anche se sei abituato ai riflettori, l’istinto è spegnere tutto e stringere il cerchio.

Questa idea del silenzio, tra l’altro, Signorini l’aveva già fatta filtrare in un editoriale su “Chi”, senza entrare direttamente nei dettagli della vicenda: il silenzio come scelta, come limite, come modo per non alimentare “processi” social fatti di ricostruzioni a velocità folle. Adesso però, con questa risposta al Corriere, non è più solo filosofia: è un pezzetto di vita raccontato com’è, senza filtri.

E il Corriere, su questa storia, ha anche ricostruito il fronte legale. In un articolo firmato da Giuseppe Guastella, viene riportata la posizione dell’avvocato di Signorini, Andrea Righi: Signorini sarebbe molto rammaricato per la “montagna di fango” che lo ha investito, ma determinato a ristabilire la sua versione dei fatti. Sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, da quella querela sarebbe partita un’indagine che vede Corona indagato per la diffusione di materiale senza consenso. Il punto, per come viene messa, è chiaro: la partita non si gioca a colpi di clip e allusioni, ma su documenti, denunce e verifiche ufficiali. 

Quindi sì, Inciucioni miei: le “prime parole” non sono un monologo in prima serata, non sono un’intervista fiume e nemmeno una confessione. Sono due mosse chiare: una risposta ironica per respingere un’etichetta infilata in una chat e una frase secca per raccontare come si resta in piedi quando il rumore diventa troppo. E ora, che piaccia o no, tutto il resto lo decideranno i fatti, non le chiacchiere.

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