LA RIVOLTA DELLE LETTERINE

copertina articoli

Inciucioni miei, da quando è uscita la puntata di Falsissimo in cui Fabrizio Corona ha tirato in ballo Gerry Scotti e la storia delle “letterine”, su internet è partito il circo: meme ovunque, clip ripostate mille volte, battute, fotomontaggi e commenti a raffica. Tutti a correre dietro alla stessa voce come se bastasse ripeterla per farla diventare reale.

Solo che, mentre i social ridevano e impazzivano, è successa una cosa molto più interessante: le letterine hanno iniziato a parlare. Non per attirare attenzione, non per fare rumore, ma per mettere un punto e dire: “Fermi tutti, così no.”

Negli ultimi due o tre giorni, infatti, è partita quella che ormai si può chiamare senza esagerare la rivolta delle letterine: una dopo l’altra, diverse ex protagoniste di Passaparola sono intervenute pubblicamente e, per ora, la linea è praticamente una sola. Difesa di Gerry Scotti e stop alle ricostruzioni che trasformano un programma televisivo in un romanzo sporco.

La prima a rompere il silenzio è stata Cristina Cellai, che ha raccontato la sua esperienza nello show e ha messo subito un paletto chiaro: secondo lei Gerry non ha mai fatto avances, né a lei né alle altre colleghe. Anzi, il tono del suo racconto è quello di chi parla di un ambiente di lavoro serio, con battute e confidenza televisiva, sì, ma senza quell’ombra che Corona ha provato a piazzare addosso a tutti. Cellai è arrivata perfino a dire che ha scritto direttamente a Corona per spiegare il suo punto di vista, proprio perché si è sentita chiamata in causa come donna e come persona. 

Poi è spuntato un altro nome: Ludmilla Radchenko. Qui la faccenda si è alzata di livello, perché non si è limitata a prendere posizione: Radchenko ha pubblicato chat e contenuti social collegati alla vicenda, sostenendo che Corona avrebbe provato a coinvolgerla e a “riaccenderla” mediaticamente con questa storia. Nel suo messaggio, però, la frase che ha fatto più rumore è stata la difesa netta di Gerry, descritto come una persona corretta, con cui lavorare era motivo di orgoglio. 

E non è finita. A metterci la faccia è stata anche Daniela Bello, un’altra ex letterina, che ha smentito l’idea di un presunto “sistema” legato al conduttore e ha ribadito di non aver mai ricevuto avances. Tradotto: basta con i racconti che fanno di tutta l’erba un fascio e poi pretendono che sia “verità”. Qui la cosa interessante è proprio questa: non stanno difendendo solo Gerry, stanno difendendo anche la loro dignità e il loro passato.

Infine, si è aggiunta Giulia Montanarini, che ha parlato in modo diretto e ha definito false le insinuazioni, ribadendo che, per molte di loro, Gerry (e in generale l’ambiente del programma) era vissuto come un contesto protettivo, quasi “da famiglia”, non come un circo di allusioni. Anzi, Giulia lo ha scritto nero su bianco:

“Difenderò sempre Gerry” ha scritto. “Era il lontano 1998 e facevo parte della prima edizione di Passaparola dove la conduzione era divisa tra Claudio Lippi (per i primi 2 mesi se non erro) e Gerry Scotti per i successivi anni. Mai avance, era per noi un padre, un gran signore. Eravamo ragazze poco più di 20 anni piene di sogni, amate da tutta Italia. Gerry un uomo brillante e premuroso. All’epoca si lavorava in tv dopo avere fatto provini su provini e tanta gavetta! Ho un ricordo meraviglioso e spensierato di quel periodo che non tornerà più. Poi ognuna di noi ha trovato la sua strada, chi fa la mamma, chi fa l’imprenditrice, chi fa l’ attrice ma per meriti riconosciuti. Nessuno e dico nessuno potrà mettere in discussione la mia persona e quella di tante mie colleghe amiche!“.

Anche qui: nessuna ambiguità, nessuna trama torbida, solo lavoro e televisione.

Intanto, mentre le letterine si compattano, Gerry Scotti ha risposto alle accuse con una posizione che, più che difensiva, sembra di fastidio vero: ha liquidato l’idea delle “relazioni con decine di ragazze” come una ricostruzione assurda e ha sottolineato anche l’effetto collaterale più tossico, cioè l’ondata di odio che queste storie possono scaricare addosso alle persone coinvolte. 

E qui arriviamo al nodo, Corona, nel suo racconto, avrebbe puntato soprattutto su Ilary Blasi e Silvia Toffanin. Ma, ad oggi, il dato che salta agli occhi è un altro: mentre il web corre dietro alle battute, chi c’era davvero in quello studio sta rispondendo. E per ora, la “rivolta” va tutta in una direzione: “Non raccontate la nostra storia al posto nostro.”

Torna in alto