La figlia di Vessicchio commuove: “Per me è stato papà dal primo giorno, sempre accanto in ogni momento

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Inciucioni miei, oggi nello studio di Caterina Balivo c’è stata un’atmosfera che non si vede spesso: quella che ti stringe lo stomaco e ti fa stare zitto per ascoltare. Alessia Vessicchio, la figlia di Peppe, è arrivata per raccontare il loro rapporto.Un rapporto che non nasce dal sangue, ma da una scelta. E quella scelta, per lei, vale più di qualsiasi legame biologico.

La cosa più importante da capire è questa: Peppe Vessicchio non era il suo padre biologico, ma l’ha scelta lui quando lei aveva solo sette anni. E da quel giorno, per Alessia, non c’è mai stato un “papà” diverso da lui.

Lei ricorda il primo incontro: sua madre aveva 28 anni, lei 7, e lui era giovanissimo. Una sera si presenta a casa con la chitarra. Alessia, tutta felice, lo chiude in camera per continuare a sentirlo suonare, mentre la madre bussava perché non lo lasciava più uscire. Da lì si è creato quel legame che non si è rotto nemmeno per un minuto.

Alessia lo spiega benissimo:

Io sono nata da Enrica e Bruno, ma a 7 anni lui ha deciso di essere mio padre. E da allora ho sempre chiamato lui per tutto.

E quando dice “tutto”, intende proprio tutto:

– quando si è sentita male quest’estate,

– quando il cane è caduto di notte,

– quando aveva un dubbio, una paura, un problema.

C’era sempre lui. Sempre.

Un papà presente, dolce, mai una voce alta, mai uno scatto. Anche quando non era d’accordo, trovava un modo gentile per dirtelo. Quel modo che avevamo visto tutti in tv… ma che nella vita reale era ancora più forte.

E poi la parte tenerissima:

Vessicchio era nonno per le sue nipoti. Non un nonno qualsiasi, eh. Uno di quelli che ti restano addosso.

Alessia giura che non l’ha mai sentito urlare, nemmeno con tre generazioni di donne intorno. Sempre garbo, sempre gentilezza, sempre amore.

Adesso accanto ad Alessia c’è il suo secondo marito, Marco, un uomo che Peppe adorava. Lei dice che averlo vicino, dopo quello che è successo, è fondamentale. Perché quando per 48 anni chiami sempre la stessa persona, perderla significa perdere un pezzo enorme della tua vita.

Inciucioni miei, questa è la storia di un uomo che ha scelto una bambina e l’ha amata ogni giorno come solo un vero padre sa fare.

E oggi, ascoltandola, lo studio si è riempito di una cosa rara: silenzio e rispetto.

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