Inciucioni miei, preparatevi perché oggi vi porto nel mondo di una donna che ha letteralmente DEFINITO cosa significa essere icona. Stiamo parlando di Jackie Kennedy Onassis, e più scaviamo nella sua vita, più rimaniamo a bocca aperta. Non è solo stata la First Lady più elegante d’America, ma una donna che ha attraversato tragedie che avrebbero distrutto chiunque, e lei? Lei si è rialzata ogni singola volta con una classe che neanche nei film.
LE ORIGINI: NON PROPRIO CENERENTOLA, MA NEMMENO PRINCIPESSA
Partiamo dall’inizio, perché la storia di Jackie è molto più complessa di quanto pensiate. Jacqueline Lee Bouvier nasce il 28 luglio 1929 a Southampton, New York, e già dal cognome capite che non stiamo parlando di una ragazza qualunque. Ma attenzione: ricca sì, ma con drammi familiari che non hanno risparmiato neanche lei.
Il padre, John Vernou Bouvier III, soprannominato “Black Jack”, era un agente di borsa di origini francesi, un uomo affascinante e molto mondano. La madre, Janet Lee, veniva da una famiglia irlandese-cattolica che aveva fatto fortuna nell’immobiliare. E in casa, dietro la facciata perfetta, le cose non filavano lisce: tra scelte discutibili, fiducia che si incrinava e una gestione delle spese spesso sopra le possibilità, le tensioni erano continue (secondo diverse ricostruzioni, tra cui Vanity Fair e Time). Janet, intanto, provava a tenere in piedi le apparenze nella buona società. Vi suona familiare? Praticamente un dramma da alta società degli anni ’30.
Nel 1940 arriva il divorzio, uno scandalo enorme per l’epoca, specialmente nei circoli dell’alta società. Jackie aveva solo 11 anni e questo la segnerà per sempre. La madre si risposa quasi subito con Hugh Auchincloss, un ricchissimo banchiere, e finalmente arriva la stabilità economica vera. Ma Jackie rimane legatissima al padre, nonostante tutti i suoi difetti.
UN’EDUCAZIONE DA VERA LADY (CON UN TOCCO DI RIBELLIONE)
Ora, non vi annoio con tutti i dettagli scolastici, ma sappiate che Jackie ha studiato nelle migliori scuole: Miss Porter’s School, Vassar College, un anno alla Sorbona a Parigi (dove si è innamorata perdutamente della cultura francese), e poi la George Washington University dove si laurea in letteratura francese.
Ma quello che ci affascina è che Jackie non era la classica ragazza dell’alta società tutta apparenza e zero sostanza. Lei AMAVA leggere, scrivere, l’arte, la storia. Parlava francese, spagnolo e italiano fluentemente. Andava a cavallo come una professionista, disegnava, aveva una passione per la fotografia. Era curiosa, intelligente, e questo la rendeva diversa da tutte le altre.
Il suo primo lavoro? “Inquiring Camera Girl” per il Washington Times-Herald, dove girava per la città facendo domande alla gente e scattando foto. (In pratica: una specie di giovane cronista-fotografa “di strada”, che intervistava i passanti e li fotografava per il giornale.) Immaginatevi: la futura First Lady che ti ferma per strada per chiederti cosa pensi dell’amore o della politica!
L’INCONTRO CON JFK: AMORE O CALCOLO (SPOILER: ENTRAMBI)
Nel 1952, a una cena, incontra John Fitzgerald Kennedy, un giovane senatore del Massachusetts di 12 anni più grande di lei. La scintilla scatta, ma non illudiamoci: Jackie sapeva BENISSIMO cosa stava facendo. JFK era ambizioso, carismatico, destinato a grandi cose. E lei? Lei voleva una vita straordinaria, non la solita esistenza da moglie trofeo.
Si sposano il 12 settembre 1953 in un matrimonio da favola a Newport, Rhode Island, con 800 invitati. E c’è un dettaglio che spiega tante cose del clima di quei giorni: all’altare Jackie non venne accompagnata dal padre “Black Jack” Bouvier, ma dal patrigno Hugh Auchincloss. Vanity Fair racconta che, proprio quel giorno, il padre “he got too drunk to walk his favorite daughter down the aisle” (cioè era troppo ubriaco per accompagnare Jackie), e per questo a darle il braccio fu Hugh Auchincloss.
Il matrimonio con Jack non è una passeggiata. Il loro rapporto attraversa fasi complicate e momenti di forte pressione pubblica e, nel tempo, diverse ricostruzioni hanno parlato anche di tradimenti da parte di Kennedy: la rivista Time riporta che Jackie ne sarebbe stata consapevole. In quegli stessi anni Jackie affronta dolori personali profondi: diverse gravidanze interrotte e la perdita della figlia Arabella, nata morta nel 1956. Eppure, in pubblico, continua a mostrarsi composta e impeccabile, anche quando la vita privata la mette alla prova.
I FIGLI: LA SUA VERA RAGIONE DI VITA
Finalmente arrivano Caroline, nel 1957, e John Jr. (John-John, come lo chiamava affettuosamente) nel 1960, pochi giorni dopo l’elezione di JFK a presidente. E qui vi diciamo una cosa: Jackie è stata una madre STRAORDINARIA. Nonostante la Casa Bianca, i doveri ufficiali, le telecamere sempre puntate, lei ha fatto di tutto per dare ai suoi figli una vita il più normale possibile.
Creò un asilo nella Casa Bianca per Caroline, organizzava feste di compleanno semplici, li proteggeva ossessivamente dalla stampa. Come disse lei stessa: “If you bungle raising your children, I don’t think whatever else you do matters very much” (“Se sbagli a crescere i tuoi figli, non penso che qualsiasi altra cosa tu faccia abbia molta importanza”). E questa frase, inciucioni, ve la dovete tatuare.
LA TRAGEDIA CHE HA SEGNATO UN’EPOCA
22 novembre 1963. Dallas, Texas. Non serve che vi raccontiamo i dettagli, li conosciamo tutti. JFK viene assassinato e Jackie, seduta accanto a lui in quella limousine scoperta, vive l’orrore più assoluto. Ma ciò che fa dopo è da brividi: per tutto il viaggio di ritorno a Washington, rifiuta di cambiarsi il tailleur rosa Chanel, rimasto addosso come segno di quel momento. “Let them see what they’ve done” (“Lasciate che vedano cosa hanno fatto”), dice.
E poi organizza il funerale con una dignità che ha fatto piangere il mondo intero. Si ispira al funerale di Abraham Lincoln, sceglie ogni dettaglio, cammina dietro al feretro con una compostezza da regina. La foto di John-John che saluta militarmente la bara del padre? Devastante. Jackie aveva 34 anni e doveva crescere due bambini piccoli da sola, sotto gli occhi di tutto il mondo.
L’EPOCA KENNEDY: L’INFLUENZA SULLA MODA CHE DURA ANCORA OGGI
Ma parliamo di quello che Jackie ha lasciato al mondo: uno STILE immortale. Quella donna ha inventato praticamente tutto ciò che oggi consideriamo eleganza classica. I tailleur semplici ma perfetti, spesso firmati Oleg Cassini che divenne il suo stilista ufficiale. I cappellini pillbox. Le perle a tre fili. Gli occhiali da sole oversize. Le gonne dritte al ginocchio. I guanti bianchi. I cappotti doppiopetto.
Ma non era solo questione di vestiti: era il MODO in cui li portava. Quella postura perfetta, quel portamento regale, quella capacità di essere sempre impeccabile ma mai eccessiva. Jackie ha capito che less is more decenni prima che diventasse un mantra della moda.
Oggi? Guardate Carolyn Bessette-Kennedy, la moglie di John Jr. (sposati nel 1996, morti tragicamente insieme in un incidente aereo nel 1999). Carolyn aveva lo STESSO tipo di eleganza minimalista e sofisticata. Non è un caso: aveva studiato attentamente lo stile di Jackie e lo aveva reinterpretato per gli anni ’90. Quel minimalismo chic, quei colori neutri, quella raffinatezza senza sforzo. Jackie avrebbe approvato.
LA SORELLA LEE: L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Non possiamo non parlare di Lee Radziwill, la sorella minore di Jackie. Lee era bellissima, elegante, mondana, ma ha sempre vissuto nell’ombra della sorella più famosa. Le due erano vicinissime ma anche competitive, come succede tra sorelle. Lee ha avuto una vita più scandalosa: tre matrimoni, amori turbolenti, una carriera da interior designer e attrice mancata. Ma quando Jackie aveva bisogno di lei, Lee c’era sempre. È morta nel 2019, portandosi dietro tantissimi segreti di famiglia.
ARISTOTELE ONASSIS: IL SECONDO MATRIMONIO
Nel 1968, cinque anni dopo l’assassinio di JFK, Jackie sposa Aristotele Onassis, l’armatore greco miliardario. E qui, inciucioni, l’America resta spiazzata: come poteva la vedova di JFK scegliere un uomo così lontano dall’immagine che il pubblico aveva di lei? Onassis era più grande di lei di 23 anni, ricchissimo e già famosissimo, e quella scelta aprì un’ondata di commenti e discussioni ovunque.
Ma Jackie aveva le sue ragioni: voleva sicurezza economica per i suoi figli, voleva protezione (era spaventata dall’idea che qualcuno potesse fare del male anche a loro), e soprattutto voleva uscire dall’America, da quel ruolo di vedova addolorata che le andava stretto. Onassis le offriva tutto questo: soldi a palate, lo yacht Christina, l’isola privata di Skorpios, una vita lontana dai riflettori americani.
Il matrimonio non fu felice. Onassis continuava a vedere la sua ex, Maria Callas. Jackie portava avanti uno stile di vita molto costoso, tra viaggi, proprietà e abitudini di alto profilo. Litigavano, vivevano spesso separati. Quando Onassis morì nel 1975, si aprì una trattativa complessa sull’eredità: come riportato dal New York Times e da People all’epoca, nel 1977 Jacqueline raggiunse un accordo extragiudiziale con la figlia Christina Onassis e ricevette circa 26 milioni di dollari, cifra che le garantì piena indipendenza finanziaria.
GLI ULTIMI ANNI: UNA DONNA LIBERA
Dopo la morte di Onassis, Jackie torna a New York e fa una cosa impensabile per una ex First Lady: trova un lavoro. Diventa editor prima da Viking Press e poi da Doubleday, dove lavora fino al 1994. Commissiona libri, lavora con autori, va in ufficio ogni giorno come una persona normale. Vive in un appartamento al 1040 di Fifth Avenue, di fronte a Central Park, circondandosi di libri, arte e cultura.
Ha una lunga relazione con Maurice Tempelsman, un commerciante di diamanti belga, sposato ma separato. Niente matrimonio questa volta, solo una compagnia discreta e affettuosa. Finalmente Jackie è libera di essere semplicemente se stessa.
Nel 1994 le viene diagnosticato un linfoma non-Hodgkin. Muore il 19 maggio 1994, a 64 anni, nella sua casa di New York, circondata dai suoi figli e da Maurice. È sepolta accanto a JFK nel cimitero nazionale di Arlington, sotto la fiamma eterna.
L’EREDITÀ: CHI È RIMASTO
Oggi Caroline Kennedy è l’unica figlia di Jackie Kennedy ancora in vita. È stata ambasciatrice degli Stati Uniti in Giappone e in Australia, ha scritto libri e ha cresciuto tre figli. Ha ereditato la grazia della madre e quel senso del dovere pubblico che, in questa famiglia, sembra non passare mai di moda.
John Jr., come vi dicevo, è morto nel 1999 nell’incidente aereo insieme a Carolyn e alla cognata Lauren Bessette. Una tragedia che ha spezzato di nuovo il cuore dell’America. Patrick Bouvier Kennedy, il terzo figlio di Jackie e JFK, era morto nel 1963 a soli due giorni di vita per problemi respiratori.
Ci sono i nipoti di Jackie: Rose, e Jack Schlossberg (figli di Caroline), che portano avanti il nome Kennedy con un profilo più basso ma sempre presente.
QUELLO CHE JACKIE CI HA INSEGNATO
Vedete, Jackie Kennedy Onassis non è stata solo un’icona di stile (anche se, lo è stata eccome). È stata una donna che ha attraversato tragedie indicibili – l’assassinio del marito davanti ai suoi occhi, la perdita di figli, un padre difficile, matrimoni complicati – e non si è mai lasciata definire dal dolore.
Ha protetto ferocemente i suoi figli. Ha mantenuto la sua dignità anche quando sarebbe stato facilissimo crollare. Ha reinventato se stessa più volte: dalla First Lady all’instancabile editor. Ha seguito le sue passioni – l’arte, i libri, la cultura, la moda – senza chiedere permesso a nessuno.
Come disse una volta il biografo William Kuhn: “She was never a weeping widow. She was a woman who got on with her life” (“Non è mai stata una vedova piangente. Era una donna che andava avanti con la sua vita”). E questa, inciucioni miei, è la lezione più grande.
Jackie ci ha insegnato che l’eleganza vera non sta nei vestiti che indossi, ma nel modo in cui affronti la vita. Che la forza non significa non soffrire, ma rialzarsi ogni volta. Che puoi essere sofisticata e intellettuale, forte e vulnerabile, icona pubblica e persona privata.
Settant’anni dopo il suo matrimonio con JFK, novant’anni dopo la sua morte, Jackie Kennedy Onassis rimane LA definizione di classe, grazia e resilienza. E questo, ragazzi, è immortalità vera.
Se volete approfondire, vi consiglio “A Thousand Days” di Arthur Schlesinger Jr. per capire gli anni Kennedy, e “Jackie After Jack” di Tina Cassidy per il periodo post-JFK. Ma onestamente? Basta guardare una sua foto per capire che tipo di donna fosse.


