Inciucioni miei, qua non è solo un profilo che sparisce. Qua è un effetto domino che parte da Fabrizio Corona e arriva dritto al suo avvocato Ivano Chiesa, con in mezzo accuse pesanti, smentite secche e una parola che sui social fa sempre casino: censura.
Partiamo dai fatti, quelli che si possono mettere in fila. Martedì scorso i profili Instagram e Facebook di Fabrizio Corona sono stati chiusi. A confermare la motivazione, sarebbe stata la stessa Meta, che tramite un intervento citato anche dal Tg1 ha parlato di “violazioni multiple degli standard della community”. Quindi la linea ufficiale, almeno su quel punto, è questa: la decisione è della piattaforma e viene motivata con violazioni ripetute delle regole.
Poi arriva il secondo giro di giostra. Anche l’account Instagram dell’avvocato Ivano Chiesa risulta sospeso e non disponibile. Chi prova a cliccare sul profilo si ritrova davanti la classica schermata che dice che il profilo non è disponibile, perché il link potrebbe essere corrotto o perché l’account è stato rimosso. E qui si accende la miccia, perché Chiesa interviene parlando apertamente di un atto di censura. Il suo ragionamento, in sintesi, è questo: lui sui social parla di questioni giudiziarie con toni corretti, quindi non capisce quale sarebbe la violazione e considera l’oscuramento ancora più grave perché riguarda un difensore.
Fin qui, il punto caldo è uno solo: Meta sospende, gli interessati protestano. Solo che Corona, invece di fermarsi alla protesta verso la piattaforma, sposta l’obiettivo e punta il dito contro Mediaset. Su X scrive che dietro la sospensione dell’avvocato ci sarebbe una “censura” legata alla famiglia Berlusconi. Ed è qui che arriva la risposta, perché Mediaset smentisce di essere coinvolta nella sospensione dell’account di Ivano Chiesa.
La smentita non è buttata lì a voce, ma viene riportata da chi ha contatti e fonti interne. Giuseppe Candela, giornalista del settimanale Chi, ha scritto che da Mediaset avrebbero negato in modo categorico di aver segnalato l’account dell’avvocato. Massimo Galanto, giornalista de Il Messaggero, ha riportato la stessa linea: “non siamo stati noi”. E anche Fanpage, che in queste ore ha seguito la storia passo passo, scrive di una sospensione riconducibile agli standard della community, quindi sempre dentro la cornice Meta e non dentro una regia esterna.
Ora, Inciucioni miei, la domanda è perché in questi giorni si parla di Mediaset in ogni frase. Perché lo scontro tra Corona e l’azienda è già altissimo per altri motivi e sta viaggiando pure nelle aule legali. Mediaset e Mfe hanno avviato una causa civile contro Corona chiedendo un risarcimento complessivo da 160 milioni di euro per presunti danni reputazionali e patrimoniali legati ai contenuti del progetto Falsissimo. Questa cifra non è una voce di corridoio: la riportano testate nazionali e agenzie, e viene descritta come una maxi azione civile che coinvolge anche soggetti che si dichiarano lesi.
In questo clima, basta che sparisca un account e subito parte il film completo. Però, se restiamo sul terreno solido, c’è un punto che torna sempre: le piattaforme possono ricevere segnalazioni, diffide e richieste, ma la decisione finale sulle sospensioni e sulle rimozioni è della piattaforma stessa. E infatti, mentre Corona continua a leggere la vicenda come un attacco politico e mediatico, Mediaset ribadisce di non aver fatto nulla per far sospendere l’account del legale.
Nel frattempo c’è un dettaglio che alimenta ancora di più il chiacchiericcio: alcuni hanno notato che l’account di Corona sarebbe tornato visibile per poche ore, facendo nascere il dubbio che non fosse una sospensione definitiva o che ci siano stati passaggi tecnici interni. Quello dell’avvocato, invece, risulta ancora oscurato e nelle ultime ore non è tornato consultabile.
E qui c’è un dettaglio che spesso si dimentica: quando un account viene sospeso o oscurato, dall’esterno si vedono solo gli effetti, non il perché preciso nel dettaglio. Meta può parlare di “violazioni multiple” o di standard della community, ma raramente entra nel merito pubblico di ogni singolo contenuto contestato, e questo alimenta automaticamente interpretazioni e sospetti. In più, tra segnalazioni, revisioni automatiche e controlli successivi, può succedere che un profilo torni visibile per qualche ora e poi sparisca di nuovo, oppure che resti in una sorta di limbo tecnico. È il classico terreno dove il gossip corre più veloce dei fatti, e dove basta una schermata “profilo non disponibile” per far partire la teoria più comoda per chiunque.
Morale della favola, Inciucioni miei: la storia è in evoluzione, ma oggi la fotografia è questa. Meta parla di violazioni multiple per Corona. L’account dell’avvocato Ivano Chiesa risulta sospeso. Corona accusa Mediaset. Mediaset smentisce di essere coinvolta. E intanto lo scontro legale tra Corona e il gruppo televisivo resta sul tavolo, con una causa civile.


