ILENIA CARRISI, LA STORIA CHE NESSUNO VI HA MAI RACCONTATO

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Inciucioni miei, ci sono storie che non invecchiano mai. Non perché “romantiche”. Ma perché restano aperte, come una porta che sbatte da sola nel cuore di chi guarda. La storia di Ylenia Carrisi, spesso scritta anche Ilenia, è una di quelle: sparita a New Orleans all’inizio del 1994, mai più ritrovata, diventata nel tempo una leggenda nera fatta di piste, teorie, mitomani e dolore vero.

E oggi, trentuno anni dopo, quella ferita è tornata a pulsare forte per un motivo preciso: le parole di Romina Power a Verissimo nella puntata del 14 dicembre, dove ha ribadito che lei non ha mai smesso di credere che sua figlia sia ancora viva. 
E secondo quanto riportato, ha raccontato anche di essere stata contattata da un frate che le avrebbe detto di avere “poteri un po’ paranormali” e che Ylenia sarebbe viva. 

Qui sotto te la racconto dall’inizio alla fine, senza confondere i fatti con le fantasie. Perché una cosa è il mistero, un’altra è inventarsi il finale.

PRIMA DELLA NOTTE, CHI ERA DAVVERO YLENIA

Ylenia nasce a Roma il 29 novembre 1970. È la primogenita di Al Bano Carrisi e Romina Power, due nomi che negli anni Settanta e Ottanta erano ovunque: dischi, tv, cinema, copertine. 

Ma Ylenia non era “solo la figlia di”. Era descritta da chi la conosceva come curiosa, brillante, con una testa tutta sua. E c’è un dettaglio che spiega tanto: secondo quanto riportato in interviste recenti, le mancava un esame per laurearsi al King’s College di Londra. 

Viaggiava, cercava, si spostava anche da sola. E in famiglia, col tempo, quella libertà è diventata una paura. Perché se tu hai una figlia che vuole vedere il mondo, il mondo prima o poi la vede davvero. E non sempre con gentilezza.

NEW ORLEANS, LA CITTÀ CHE DIVENTA UNA TRAPPOLA

La scena del “prima” finisce tra il 1993 e il 1994, a New Orleans. Una città che per molti è musica, notti lunghe, strade vive. Ma per questa storia è un labirinto. 

Gli elementi fermi, quelli che tornano in tutte le ricostruzioni credibili, sono questi:

Ylenia si trova a New Orleans e alloggia al LeDale Hotel. L’ultimo contatto con la famiglia avviene tra il 31 dicembre 1993 e il 1 gennaio 1994, anche qui con la confusione del fuso orario che ha alimentato discussioni infinite. 

In quei giorni, entra in scena un personaggio chiave, destinato a restare appiccicato al caso come una macchia: il trombettista di strada Alexander Masakela, conosciuto in città e poi interrogato dalla polizia. 

Il 6 gennaio 1994, Ylenia viene vista per l’ultima volta. Esce, non torna più. E in camera restano oggetti personali e documenti, un dettaglio che pesa perché fa pensare a un’uscita “normale”, non a un piano di fuga preparato bene. 

Da quel momento, si apre il vuoto.

LA PISTA DEL MISSISSIPPI, QUELLA CHE PER MOLTI “CHIUDEREBBE” TUTTO

L’ipotesi più famosa, e anche quella su cui le autorità di New Orleans si sono orientate, è l’annegamento nel fiume Mississippi. È legata alla testimonianza di un guardiano notturno che raccontò di aver visto una ragazza gettarsi nel fiume. 

Il punto duro, che rende questa pista una lama: il corpo non è mai stato ritrovato e nessun ritrovamento successivo è stato identificato come Ylenia. 

Ed è qui che la storia si spacca in due, anche dentro la famiglia.

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Da una parte, Al Bano ha più volte detto di credere alla pista del Mississippi, anche perché per lui quel pensiero è una fine, per quanto crudele: una tomba senza tomba, ma almeno un punto. Dall’altra, Romina non ha mai voluto mettere quella parola, “morta”, accanto al nome di sua figlia. 

LE ALTRE IPOTESI, TRA POSSIBILE E IMPOSSIBILE

Quando un corpo non c’è, le ipotesi diventano un mercato. E qui, negli anni, è stato venduto di tutto.

L’IPOTESI DELLA SPARIZIONE VOLONTARIA

C’è chi ha sempre sostenuto che Ylenia potesse aver scelto di sparire. Ma questa teoria ha due problemi grossi: gli effetti personali lasciati indietro e l’assenza totale di una traccia vera, verificabile, per decenni. 

L’IPOTESI DEL RAPIMENTO, QUELLA CHE ROMINA NON HA MAI LASCIATO

Romina Power, anche nell’intervista recente, ha detto di pensare che Ylenia possa essere stata “ingannata e rapita”, finendo in qualcosa più grande di lei. 
È un’idea che torna spesso quando si parla di sparizioni in contesti caotici, dove una persona sola può essere vulnerabile. Ma va detto con chiarezza: non esiste una prova pubblica definitiva che confermi questa pista.

FALSI AVVISTAMENTI, MITOMANI E “RITROVAMENTI” INVENTATI

Nel tempo sono spuntate segnalazioni a ondate, foto attribuite, “io l’ho vista”, “io so dov’è”. Molte si sono rivelate fumo. Anche perché ogni volta che un caso diventa famoso, attira chi vuole attenzione e chi vuole monetizzare il dolore altrui. 

LA MORTE PRESUNTA, QUANDO LA LEGGE TI COSTRINGE A METTERE UN TIMBRO SULL’ASSENZA

Un passaggio decisivo arriva anni dopo, quando Al Bano presenta istanza per la dichiarazione di morte presunta. 

Il Tribunale di Brindisi, con sentenza del 1 dicembre 2014, dichiara la morte presunta di Ylenia alla data del 31 dicembre 1993, e la sentenza viene pubblicata anche in Gazzetta Ufficiale. 

Qui bisogna capirsi: morte presunta non significa “abbiamo trovato la verità”. Significa che, dopo un certo tempo senza notizie, la legge permette di sistemare questioni civili e familiari che restano sospese per sempre. È una soluzione burocratica a un dolore che non ha burocrazia.

E infatti Romina, su quella scelta, ha mostrato più volte amarezza.

IL NODO PIÙ CRUDELE, DUE GENITORI, DUE FINALI DIVERSI NELLA TESTA

Questa storia non è solo cronaca. È anche una cosa privata esposta in piazza.

Al Bano, per come l’ha raccontata nel tempo, cerca una conclusione, anche durissima, perché vivere trent’anni senza un punto può diventare una tortura che non finisce mai. 

Romina invece ha scelto l’opposto: restare nella speranza. E non è un capriccio. È un meccanismo di sopravvivenza. In un’intervista riportata da Adnkronos, Romina dice che “se fosse morta lo avrei sentito”, parlando di quel legame invisibile tra madre e figlia. 

Due modi di stare nello stesso inferno.

IL RITORNO DEL CASO OGGI, VERISSIMO E IL RACCONTO DEL “FRATE”

E arriviamo all’oggi, al motivo per cui mi hai detto “fammi volare”.

Nella puntata di Verissimo del 14 dicembre 2025, Romina Power torna a parlare di Ylenia, del dolore e della convinzione che sia ancora viva. Mediaset Infinity documenta l’intervista e i segmenti dedicati al tema. 

Secondo quanto riportato da resoconti della puntata, Romina avrebbe aggiunto un dettaglio che ha fatto esplodere le chiacchiere: il contatto da parte di un frate che le avrebbe detto di avere poteri “paranormali” e che Ylenia sarebbe viva, invitandola a non perdere la speranza. 

Qui io te lo dico chiaro, Inciucioni miei: questo tipo di affermazioni non sono verificabili come un atto giudiziario o un verbale di polizia. Vanno trattate per quello che sono, cioè un racconto personale dentro un dolore enorme. Non una prova.

Ma dentro questa storia, quella frase ha un valore emotivo devastante. Perché se sei una madre che aspetta da trent’anni, basta un sussurro “autorevole” e ti riaccendi. È brutto? Sì. È umano? Pure.

COSA RESTA DAVVERO, AL DI LÀ DELLE TEORIE

Resta questo:

Una ragazza di 23 anni sparisce a New Orleans il 6 gennaio 1994 e non viene mai più ritrovata. 
Le autorità hanno ipotizzato l’annegamento nel Mississippi, ma il corpo non è mai stato identificato. 
La legge, nel 2014, mette un timbro e dichiara la morte presunta. 
E una madre, nel 2025, continua a parlare al presente. 

È una storia che non si chiude perché manca l’unica cosa che chiude davvero: una certezza.

E se un giorno spuntasse una verità, qualunque essa sia, sarebbe comunque una tragedia. Perché trent’anni rubati non tornano indietro, nemmeno col finale.

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