GRANDE FRATELLO, SIMONA VENTURA FA IL BILANCIO: ASCOLTI, CRITICHE E COSA SUCCEDE ORA

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Inciucioni miei, chiusa la porta della Casa, Simona Ventura ha deciso di dire la sua. Il Grande Fratello 2025 si è portato dietro discussioni, confronti inevitabili col passato e una domanda che gira ovunque da settimane: è stato un flop o no?

Nell’intervista al Corriere della Sera, Ventura mette i puntini sulle i: per lei, quella del GF è stata una sfida vera, tosta, ma anche una di quelle esperienze che ti tengono acceso il cervello dalla prima all’ultima puntata. E sugli ascolti, che sono stati il bersaglio preferito di chiunque, risponde con una frase che dice tutto:

“Il 2025? È stato un anno straordinario perché ho avuto l’opportunità di fare un programma complesso, ma entusiasmante con una grande squadra di lavoro. E anche come ascolti non è andata malissimo”. 

IL PUNTO È QUESTO: IL GF È UNA BESTIA COMPLICATA

Ventura lo dice chiaro e tondo: il Grande Fratello non è “un programma e basta”. È un meccanismo enorme, pieno di variabili, e appena tocchi una vite ti si sposta tutto il resto. E infatti, tra le righe, il messaggio è chiaro: non si giudica un’edizione solo guardando una percentuale o facendo i paragoni automatici.

Poi c’è un dettaglio che lei tira fuori proprio per ridimensionare il racconto da condanna immediata. Perché se in Italia è partita la caccia al “meno visto di sempre”, Ventura ricorda che fuori dai nostri confini la stessa macchina può andare molto peggio.

LA FRECCIATA ALLA SPAGNA: “LÌ HA CHIUSO COL 5%”

Ed eccola, la frase che ha fatto rumore perché sposta la prospettiva e perché detta così è un confronto secco:

“In Spagna il Grande Fratello ha chiuso con il 5% di share, un’edizione di fatto bocciata su tutti i fronti”. 

Tradotto: i numeri italiani non sono il paradiso, ma nemmeno l’apocalisse. È il modo di dire “calma, perché il format è in crisi ovunque” e non solo da noi.

IL VERO TEMA: LE CRITICHE E IL CONFRONTO COL PASSATO

Su un reality storico come questo, le critiche arrivano anche quando fai il 25% fisso: figurati in un’edizione che ha diviso. E la Ventura lo sa benissimo, perché il Grande Fratello è diventato un campo minato dove ogni scelta viene letta come “segnale”: cast, ritmo, dinamiche, autori, regia, perfino come ti muovi in studio.

In più c’è il confronto col passato, che è sempre una trappola: c’è chi vorrebbe il GF di vent’anni fa, chi quello più “vip”, chi quello più “cattivo”, chi quello più “pulito”. Alla fine, qualunque direzione prendi, una parte di pubblico ti spara addosso che stai sbagliando.

LO SCENARIO CHE RESTA APERTO: LO RIFARÀ?

Lei, su questo, non si sbilancia. Nessuna promessa, niente “vedremo”. Taglia corto e sposta l’attenzione sul prossimo progetto. E pure qui lo dice chiaramente:

“Ora la mia testa è impegnata alla realizzazione del mio prossimo documentario”. 

E attenzione al tema, Ventura parla di Padre Pio e lo presenta con parole precise, che fanno capire quanto ci tenga:

“È il santo contemporaneo più amato al mondo. È morto nel 1968, è dunque moderno, ed è stato proclamato santo nel 2002, non senza problemi e contestazioni, peraltro”. 

Insomma: lei guarda avanti.

E INTANTO C’È IL CAPITOLO PIÙ DELICATO: IL GF VIP

Mentre Ventura chiude il suo bilancio, in parallelo resta aperta un’altra partita, ancora più pesante: il Grande Fratello Vip. Perché lì non si parla solo di palinsesto, ma di credibilità, immagine, e di un clima che ormai è tutto fuorché sereno.

Nelle ultime settimane, infatti, il nome che ha guidato il format nelle edizioni più recenti è finito dentro una bufera enorme e la conduzione del Vip, a questo punto, è un’incognita. E infatti, tra chi lavora in tv e chi riporta di indiscrezioni, la domanda è sempre la stessa: a chi lo affidano adesso?

Di sicuro, se davvero la versione Vip dovesse tornare in primavera, Mediaset dovrà scegliere un profilo che tenga in piedi due cose insieme: lo show e la faccia. Perché oggi il Grande Fratello non è solo intrattenimento: è anche reputazione, discussione pubblica, polemiche e reazioni a catena.

QUINDI, IN SINTESI

Ventura non fa la parte di quella che “è andato tutto male” e non fa nemmeno la parte di quella che “è andato tutto benissimo”. Si piazza nel mezzo, nel punto più credibile: programma difficile, esperienza intensa, squadra forte, ascolti contestualizzati. 

E mentre fuori c’è chi urla “chiudetelo” e chi urla “ridatelo com’era”, lei fa la cosa più furba: non promette niente sul futuro del GF e sposta l’attenzione su un progetto nuovo, concreto, lontano dal frastuono della Casa. 

E qui chiudiamo con una riflessione nostra.

Perché va detto: oggi il pubblico è stanco del Grande Fratello e anche del Grande Fratello Vip. Non è solo una questione di share, è proprio un pensiero comune: troppe edizioni, troppe dinamiche fotocopia, troppa sensazione di “già visto”. Quando un format diventa abitudine, smette di essere evento. E il punto è quello: la gente non aspetta più la puntata come prima.

L’unico reality che, ancora adesso, potrebbe davvero riaccendere l’attenzione con la presentatrice giusta è L’Isola dei Famosi. E qui lo diciamo forte e chiaro: se avessimo visto Simona Ventura alla conduzione, siamo convinti che sarebbe andata benissimo. Perché Super Simo è fatta per quel reality: ha ritmo, autorità, istinto, e soprattutto sa tenere insieme il gioco e lo spettacolo.

E poi l’Isola, a differenza del GF, non stanca per un motivo semplice: è una sfida vera. Sei lontano da casa, lontano dagli affetti, senza comfort, con il corpo che crolla e la testa che ti chiede conto ogni giorno. Lì non vinci perché “sei famoso”, vinci perché reggi: la natura, il clima, la fame, le piogge, le prove fisiche e mentali. Ed è proprio questo che la rende avvincente: non è una convivenza, è una resistenza.

Tra l’altro, sull’Isola conta una cosa che la tv si dimentica troppo spesso: non importa quanto sei noto, importa come ti comporti quando ti togli tutto il superfluo e resti solo con te stesso. È per questo che sarebbe anche “facile” farla funzionare: basta rimettere al centro il meccanismo, la sopravvivenza, la credibilità delle prove e un racconto che non sembri costruito.

Il problema è che negli ultimi anni hanno fatto di tutto per non farla funzionare. E infatti, con le condizioni viste nelle ultime due edizioni, non è andata bene: scelte che hanno indebolito il format, gestione confusa, e quella sensazione di reality che perde la sua identità.

Ma la base è ancora fortissima. Serve solo una cosa: la guida giusta. E, per noi, Super Simo su per l ’isola sarebbe stata la scelta più naturale di tutte.

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