Inciucioni miei, la situazione si sta facendo sempre più grossa e, come spesso succede quando c’è di mezzo Fabrizio Corona, le parole diventano benzina. Stavolta al centro c’è una causa civile da 160 milioni di euro che Mediaset ha annunciato di voler intentare contro Corona, dopo alcune dichiarazioni legate al progetto “Falsissimo”. Una cifra che fa rumore, perché non è la classica diffida buttata lì: è una mossa che alza l’asticella e trasforma lo scontro mediatico in una guerra vera, con avvocati e carte pronte a volare.
Il tema è arrivato anche dentro “Non è la TV”, il nuovo format YouTube di Fanpage.it. Nella puntata, mentre si ripercorreva la vicenda, Corona non era in studio, ma è entrato lo stesso nella storia in un modo che, a suo modo, è una firma: pochi caratteri, nessun dramma plateale, niente monologhi. Il racconto passa da un retroscena che succede praticamente in diretta. Il giornalista Gennaro Marco Duello prova a contattare Corona per chiedergli se volesse intervenire nel corso della terza puntata del format, condotto da Andrea Parrella. E Corona risponde con due parole secche, quasi fredde: “Sono sereno”.
Fine. Nessuna spiegazione, nessuna battuta lunga, nessun tentativo di spostare l’attenzione con una sparata. Solo quello. E proprio per questo, quel messaggio ha fatto più rumore di un vocale di cinque minuti. Perché detto così sembra un modo per far capire che non è in panico, che non si sente con le spalle al muro, oppure che sta scegliendo di non regalare altro spettacolo mentre intorno tutti urlano.
Dall’altra parte, però, Mediaset non ha usato mezze misure. Nel comunicato ufficiale l’azienda ha spiegato di voler agire per vie legali e di chiedere un risarcimento per presunti danni reputazionali e patrimoniali legati ai contenuti diffusi da Corona. E nel testo c’è un passaggio durissimo, attribuito direttamente a Mediaset, dove si parla di “violenza verbale inaudita” e di “menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento” oltre che di mancanza di rispetto verso persone, famiglie e realtà coinvolte. Parole pesantissime, scelte apposta per far capire che non si tratta di una lite tra personaggi, ma di un attacco che, secondo l’azienda, avrebbe superato ogni limite.
E qui arriva l’altra faccia dell’incrocio, perché Corona non è rimasto fermo a guardare. Anzi, poche ore prima era stato lui a far sapere, tramite il suo legale Ivano Chiesa, di voler denunciare Mediaset per tentata estorsione. Il motivo? Una lettera che l’azienda avrebbe inviato ai gestori di discoteche e locali che avrebbero dovuto ospitare Corona per alcune serate. In quella comunicazione, Mediaset avrebbe avvertito i titolari dei locali di una possibile corresponsabilità per eventuali dichiarazioni considerate offensive o lesive pronunciate durante gli eventi. Secondo l’avvocato Chiesa, questa sarebbe una pressione inaccettabile, letta come un tentativo di ostacolare il lavoro di Corona e di mettergli attorno un recinto.
Quindi, riassunto senza confusione: Mediaset annuncia una causa civile da 160 milioni contro Corona per ciò che sarebbe stato detto e diffuso con “Falsissimo”; Corona, attraverso il suo avvocato, parla di denuncia contro Mediaset per tentata estorsione legata alle lettere inviate ai locali; nel mezzo, in tv e sul web, il racconto continua a rimbalzare ovunque. E in questo clima, Corona sceglie una risposta minimal: “Sono sereno”.
Ora, che sia calma vera o strategia, il punto è uno: questa storia non sembra destinata a chiudersi con un post e due dichiarazioni. Si sta spostando su un terreno più duro, quello dei tribunali, dove non contano le pose ma contano i documenti, le ricostruzioni, i danni dimostrabili e le responsabilità. Nel frattempo, quel “Sono sereno” resta lì, come una provocazione silenziosa: pochi secondi di messaggio, e intorno un caos che promette di continuare.


