Inciucioni miei, adesso la partita non è più solo social contro social, profili chiusi e video che spariscono. Adesso si gioca su un altro tavolo, quello che fa davvero paura a chiunque: il lavoro. Perché l’ultima mossa, raccontata in queste ore, non riguarda un post o una storia, ma una lettera. Una missiva inviata ai locali che ospitano serate in discoteca con ospiti “caldi”, e che secondo molti alluderebbe in modo chiarissimo proprio a Fabrizio Corona.
Il succo sarebbe questo: i legali che rappresentano Mediaset avrebbero scritto ai gestori di alcune discoteche chiedendo di vigilare su ciò che accade durante le serate. Non solo sul palco, non solo al microfono, ma pure su contenuti e messaggi che possono circolare durante l’evento. Nella ricostruzione, la lettera parla di “messaggi aggressivi” e di possibili inviti al boicottaggio, al dileggio pubblico o comunque a campagne ostili verso l’azienda. E il punto è che quel foglio, così impostato, farebbe pesare sui locali un’ombra precisa: se non controllate, se non impedite, rischiate di finire dentro come corresponsabili.
E qui entra in scena l’avvocato Ivano Chiesa, che sta seguendo Corona in questo scontro. Il ragionamento, raccontato dal legale, è una stilettata: una richiesta del genere sarebbe inaccettabile e persino contraria ai principi basilari dello Stato di diritto, perché sposta su un privato un compito che non gli appartiene. Un gestore di discoteca ha un dovere chiaro e limitato: garantire la sicurezza. Significa evitare risse, prevenire situazioni pericolose, assicurarsi che le persone non si facciano male. Fine. Non può diventare un controllore preventivo del pensiero altrui, non può trasformarsi nel giudice di ogni parola pronunciata da un ospite o da un invitato.
E infatti la domanda che brucia, in questa storia, è una sola: come fai a stabilire in anticipo se una frase è diffamazione o diritto di critica? Chi lo decide, in quel momento, tra un drink e una consolle? A che titolo un proprietario di locale dovrebbe tappare la bocca a un ospite per paura di una conseguenza legale? Non solo è impraticabile, ma secondo la linea di Chiesa è anche un modo furbo per ottenere un risultato senza sporcarsi le mani: non blocchi direttamente Corona, però metti pressione a chi lo ospita.
Perché, Inciucioni miei, qui l’obiettivo che si intravede è semplice e crudele. Se tu mandi una lettera del genere a una discoteca, il proprietario magari non ha un’infarinatura giuridica, non sa dove finisce una responsabilità e dove inizia l’altra, e davanti a un rischio anche solo ipotetico fa una scelta di pancia: “Chi me lo fa fare”. Tradotto: meglio non invitare più Corona. E così, dopo i social, dopo i contenuti stoppati, dopo lo scontro pubblico, la stretta diventa economica. Non ti tolgo solo la voce, ti tolgo pure il palco.
È dentro questo quadro che Corona, stando a quanto viene dichiarato dal suo fronte, avrebbe deciso di passare al contrattacco con una denuncia contro Mediaset, parlando apertamente di tentata estorsione o comunque chiedendo che venga valutato quale reato possa configurarsi in una condotta che, secondo lui, mira a impedirgli di lavorare attraverso pressioni indirette sui locali. Attenzione, perché questa è la differenza che conta: qui siamo nel campo delle accuse e delle intenzioni annunciate, non di una sentenza. Le parole pesano, e la qualificazione di un reato la stabiliscono Procura e tribunali, non la rabbia del momento.
Dall’altra parte Mediaset ha già fatto capire la sua linea: difesa dell’azienda e dei suoi volti, tolleranza zero verso diffamazione, minacce e gogna. E quindi la sensazione è che lo scontro stia diventando sempre più duro e più tecnico: comunicati, denunce, lettere, avvocati. Ma in mezzo, il cuore del problema resta uno e riguarda tutti: se inizi a chiedere a un locale di controllare preventivamente ciò che diranno gli ospiti, non stai solo gestendo un conflitto. Stai cambiando le regole del gioco.
E adesso, Inciucioni miei, la domanda vera è questa: questa storia si fermerà alle carte o diventerà un precedente che fa tremare chiunque organizzi eventi? Perché oggi tocca a Corona, domani potrebbe toccare a chiunque sia considerato “scomodo”. E quando il palco diventa un posto dove devi parlare con l’avvocato in testa, non è più intrattenimento. È un ricatto travestito da prudenza.


