Inciucioni miei, qui non serve essere investigatori: è palese che a Costantino il documentario Netflix su Fabrizio Corona non sia piaciuto proprio per niente. E non solo perché Corona, ogni tanto, ha infilato quelle paroline su Costantino con il tono di chi vuole fare lo splendido. Tipo quando Fabrizio Corona ha detto, denigrando: “Io non sono mai stato un Costantino, né un tronista, io ero qualcosa di più”. Ecco, questa frase a Costantino non è andata giù. Per niente.
Da quando è uscito quel documentario, Costantino sembra essersi messo in modalità reazione. Non la reazione elegante, quella che ti fai i fatti tuoi e vai avanti. No. La reazione scenica, quella che fa rumore, quella che ti rimette in vetrina con la stessa atmosfera di chi ti ha appena punto.
E infatti Costantino ha iniziato a farsi vedere in giro con Lele Mora. Non una comparsata distratta: proprio storie, presenze, contenuti. Come a dire: “Io c’ero, io so, io posso raccontare”. Solo che, Inciucioni miei, Lele Mora oggi purtroppo sembra la fotocopia sbiadita di quello che era una volta. Non è cattiveria gratuita, è proprio l’effetto che fa: un ritorno che non brilla, un’immagine che sa di passato e di stanchezza.
E adesso arriva il pezzo forte, quello che fa capire tutto: Costantino ha pubblicato una storia in cui invita la gente a iscriversi al suo canale, perché vuole fare quasi una serie autoprodotta su se stesso. Una puntata, una serie, chiamatela come vi pare, ma il concetto è chiaro: Costantino vuole “svelare delle cose”. E il titolo annunciato è “Io Cero”.
Ora, mettiamo in fila i fatti senza fare finta di nulla: esce il documentario su Corona, Corona lancia frecciate e si mette su un piedistallo, Costantino si infastidisce, riparte con Lele Mora in versione revival e poi annuncia una serie in cui promette rivelazioni e retroscena, invitando tutti a seguirlo sul suo canale.
Il problema non è raccontarsi. Il problema è il tempismo, il tono e soprattutto il modello. Perché sembra la copia di un copione già visto: stessa promessa di verità, stessa voglia di fare rumore, stessa posa di chi sta per far saltare il coperchio a qualcosa. Solo che qui l’impressione è che non sia un’idea nuova: è una risposta. È un “adesso ti faccio vedere io” costruito con lo stampo di Fabrizio Corona.
E la cosa più comica è che Costantino prova pure a farla passare come una cosa sua, autonoma, personale, spontanea. Ma quando l’ispirazione è così evidente, non è più ispirazione. È imitazione. Costantino imita Fabrizio Corona, si costruisce la sua serie e si mette in scena come se stesse inventando l’acqua calda.
Alla fine, Corona l’ha detto in faccia, con quella frase da superiorità: “Io ero qualcosa di più”. E Costantino, invece di ignorare la provocazione e vivere sereno, sembra aver scelto la strada più prevedibile: rincorrere lo stesso linguaggio, lo stesso gioco, lo stesso tipo di attenzione.
“Io Cero” può anche diventare il suo momento. Ma finché l’odore è quello della copia, resterà una cosa semplice da dire: Corona fa Corona. Costantino prova a fare Corona. E si vede.


