CARLO CONTI NON MOLLA SANREMO 2026 E “FRENA” DE MARTINO SUL 2027

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Inciucioni miei, mentre Sanremo 2026 deve ancora partire e già rimbalzano nomi e scenari per il 2027, Carlo Conti fa due cose insieme: chiude la porta a un terzo giro e chiarisce che l’Ariston non è un palco da “proviamoci e vediamo”. Il messaggio è chiaro, pure se detto con garbo: la macchina Festival è enorme, e chi la guida deve avere spalle larghe, visione e anni di mestiere vero.

La conferma sull’addio arriva senza giri di parole. Conti ribadisce che “Il 2026 sarà la mia ultima edizione. Sanremo è una macchina complessa, non basta saper condurre: servono esperienza e visione”. Quindi sì, stop dopo la settantaseiesima edizione, e stop pure al teatrino delle mezze frasi. E quando si passa al tema successore, l’aria diventa ancora più interessante: “Serve qualcuno che abbia know how, esperienza, ore di volo per guidare una macchina del genere”.

Ora, a leggere questa frase senza fare finta di niente, è difficile non pensare a Stefano De Martino, che da mesi viene indicato come il nome “giovane” vincente per Rai 1 e per il futuro del Festival. Ma proprio quando in tanti lo danno già in pole position, Conti alza l’asticella: ore di volo, esperienza, una carriera che ti ha già messo in crisi e ti ha già fatto capire come si regge un evento che macina ascolti, politica interna, pressioni, calendario, ospiti, scalette, imprevisti e pure il meteo.

E infatti, tornando su Sanremo 2027, Conti si è anche lasciato andare a una battuta che in realtà suona come una dichiarazione d’intenti: “Intanto facciamo questo, ma spero che il prossimo anno ci sia qualcun altro, anche più giovane, aitante e belloccio”. La frase sembra la descrizione perfetta di De Martino, ma il punto è proprio lì: non basta assomigliare al candidato ideale. Devi reggere l’urto. Devi sapere cosa significa dirigere, decidere, firmare scelte che poi ti restano addosso per mesi. E soprattutto devi saper governare la parte che, fuori, tanti sottovalutano: quella del direttore artistico, che non è una semplice etichetta.

Il risultato è che il nome di De Martino, oggi, resta più una suggestione che una certezza. Anche perché, nel mondo Rai, una cosa è avere un volto forte nell’access prime time, un’altra è prendere in mano il Festival e difenderlo ogni giorno, dal cast fino alla scenografia, dalla regia alle luci, dagli ospiti all’equilibrio tra canzoni e televisione. Conti, su questo, non fa sconti: la guida di Sanremo non è un premio, è un lavoro pesante.

Intanto, mentre si discute di futuro, Conti si gode il presente e incassa anche una notizia che sa di storia: per la prima volta i protagonisti del Festival saranno ricevuti al Quirinale. L’annuncio lo ha dato lui stesso, con parole entusiaste: “Dopo 76 edizioni per la prima volta i protagonisti del festival di Sanremo saranno ricevuti dal presidente della Repubblica. Venerdì 13 febbraio, io, Laura Pausini e i big in gara saremo ricevuti da Mattarella al Quirinale. È ovviamente una gioia immensa, un grande onore e una grande emozione”.

Questa “prima volta” al Colle non è solo una passerella istituzionale: è anche un segnale su quanto Sanremo sia diventato un rito nazionale, oltre che uno show. E dentro questo contesto, la scelta del prossimo conduttore e direttore artistico pesa ancora di più. Perché non stai gestendo un programma qualunque: stai guidando un evento che muove pubblico, discografia, stampa, politica culturale, interessi economici e immagine del Paese.

E allora la domanda vera, oggi, non è “chi sarà il più popolare”, ma chi avrà davvero il profilo giusto secondo Rai. Nel frattempo circolano pure voci su possibili ritorni eccellenti, con Amadeus che ogni tanto viene rimesso in mezzo come ipotesi a sorpresa. Ma una cosa, per ora, è certa: Carlo Conti ha tracciato la linea. Sanremo 2026 è casa sua. Sanremo 2027 sarà di qualcun altro. E quel “qualcun altro” dovrà dimostrare di avere, parola di Conti, il famoso “know how” e le “ore di volo”.

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