Inciucioni miei, stamattina, in conferenza stampa, è andata in scena una scena che in tv non si vede quasi mai: il conduttore e direttore artistico Carlo Conti punto e a capo, una giornalista che non molla la presa e un tema che a Sanremo torna sempre, come una canzone che ti resta in testa anche se non la vuoi. Il punto era chiaro: poche donne tra i Big in gara.
La giornalista ha messo sul tavolo i numeri, senza giri di parole. Quest’anno le artiste in gara sarebbero 9 su 30. E l’elenco, fatto uno per uno, pesa ancora di più: Arisa, Bambole Di Pezza, Malika Ayane, Elettra Lamborghini, Levante, Patty Pravo, Ditonellapiaga, Mara Sattei e Serena Brancale. Poi c’è anche Maria Antonietta, ma affiancata a un uomo, quindi il discorso cambia e la conta diventa un’altra storia. Domanda secca: com’è possibile, con un panorama musicale pieno di nomi femminili forti, ritrovarsi con un cast dove comandano gli uomini?
Carlo Conti, di fronte a questa osservazione, ha risposto in modo piuttosto difensivo, sostenendo che sarebbe un “momento discografico” in cui la presenza maschile è superiore. La giornalista però non l’ha fatta passare liscia. Ha ribattuto che la scena femminile è viva, fiorente, piena di cantanti che stanno facendo numeri e rumore vero, e che quindi non si può liquidare la questione come se “non ci fossero donne”. Il sottotesto era evidente: se le donne non sono sul palco, non è perché mancano, ma perché non sono state scelte.
A quel punto Conti ha rivendicato il suo criterio, dicendo che lui sceglie le canzoni, non i generi, e che non avrebbe preferito gli uomini. Ha insistito su un concetto: le scelte si fanno sui brani ricevuti. Per rendere l’idea, ha tirato fuori una metafora molto terra terra: come entrare da un fioraio e comprare quello che c’è in vetrina. Tradotto, secondo Conti: se quest’anno tra le proposte c’era meno “materiale” femminile che lo convinceva, lui non può inventarselo.
Nel botta e risposta è saltato fuori anche un nome: Emma Nolde. Se ne era parlato, a quanto pare, come possibile presenza nella rosa dei Big, poi alla fine non è entrata. Conti ha commentato dicendo che Emma Nolde è un’artista emergente con un pezzo forte e che, negli anni, se ne sentirà parlare. Ma ha ribadito la linea: se un brano non arriva, o se non lo convince, non può forzare la mano solo per equilibrare le percentuali.
La giornalista ha allargato ancora di più il discorso, ricordando che il problema non nasce oggi e non riguarda solo Carlo Conti. Anche nei cinque anni della gestione di Amadeus, ha fatto notare, la presenza femminile è stata spesso circa un terzo rispetto agli uomini. Quindi la domanda diventa doppia: è davvero un tema di “offerta discografica” o è un meccanismo che si ripete perché, alla fine, certe scelte premiano più facilmente gli uomini?
Dentro questa discussione ci sta pure un’altra cosa, che pesa come un macigno: i numeri del mercato. Guardare le classifiche e le vendite spesso racconta un’Italia musicale dove gli uomini stanno più in alto, più spesso. E infatti in queste ore è stato citato anche un dato legato alle classifiche FIMI e a come, storicamente, la musica fatta dalle donne faccia più fatica a dominare le classifiche di fine anno. E come se non bastasse, ieri sera, quando il pubblico da casa è stato chiamato a scegliere i cinque preferiti, la top 5 è uscita tutta al maschile. Coincidenze che, messe una dietro l’altra, alimentano ancora di più la polemica.
Il risultato è questo: Sanremo 2026 magari va avanti senza imprevisti sul palco, con la gara che scorre e con l’unico vero fuori programma che resta qualche lamentela sui festini notturni, ma fuori dal palco la miccia si accende eccome. Perché la domanda sulle donne non è una curiosità, è una questione che tocca rappresentanza, industria, radio, playlist, investimenti, e pure il modo in cui si decide cosa “merita” quel palco. Conti si prende la responsabilità delle scelte e dice di guardare solo le canzoni. Dall’altra parte c’è chi sostiene che le canzoni e le donne ci siano eccome, basta volerle vedere. E a Sanremo, quando due versioni così si scontrano, l’inciucio è servito.


