Inciucioni miei, ieri sera è successa una di quelle cose che, fino a poco fa, molti avrebbero liquidato con un sorriso: C’è Posta per Te è stato battuto, contro ogni previsione, da The Voice Kids. E no, non è solo “una serata storta” da archiviare con due pacche sulle spalle, perché il punto è un altro: quando un titolo considerato granitico inciampa, anche di poco, il segnale si sente. E infatti il discorso si allarga subito: Affari Tuoi, rispetto a qualche mese fa, batte più spesso negli ascolti La Ruota della Fortuna. Non è un dettaglio da nerd dei numeri, è un cambio di clima. E il clima, si sa, in televisione è la prima cosa che determina umori, scelte, reazioni a catena.
La parte interessante è che certi entusiasmi online durano pochissimo: appena cambia l’aria, spariscono anche i difensori più rumorosi. In passato, sotto video e commenti, c’era chi difendeva Maria De Filippi e i suoi programmi a prescindere. Oggi, guarda caso, quei paladini si sono dileguati. Nessuna analisi, nessun confronto, nessun “ok, forse ci siamo sbagliati”. Spariti.
E qui arriva il nodo che sta facendo rumore: il ragionevole dubbio che questa lieve flessione negli ascolti sia legata alla campagna messa in atto da Corona. Una campagna che, a quanto pare, non si fermerà: è già stato annunciato un nuovo episodio di Falsissimo in uscita il 2 marzo. Tradotto: non è stata una fiammata, è un copione che punta a durare. E il risultato, volenti o nolenti, si è visto. Non perché qualcuno abbia “svelato chissà cosa”, ma perché è stato innestato un dubbio e, soprattutto, è stata spostata l’attenzione.
Di certo, quella non era informazione nel senso pulito del termine. L’effetto reale è stato un altro: creare caos mediatico e concentrare su una sola figura luce, visualizzazioni e potere. In un ecosistema dove lo scandalo è carburante e la curiosità è moneta, il caos vale più della verità. E quando il caos diventa quotidiano, chi guarda non si ferma ad approfondire: prende posizione di pancia. E la scorciatoia più semplice è una sola: boicottare.
Solo che c’è un dettaglio che a molti non è saltato in mente, o forse non fa comodo ricordare: dietro un programma televisivo di un’emittente come Mediaset ci sono tantissimi lavoratori. Non solo i volti noti e i “potenti di turno”. Parliamo di addetti al dietro le quinte, tecnici, montatori, autori, persone di produzione, impiegati d’ufficio. Gente che con quel lavoro mantiene famiglie, paga affitti, manda avanti la vita. E il danno alla reputazione, quando parte un’ondata di fango o di sospetto, non colpisce solo chi sta in alto. Trascina tutto, anche chi non c’entra nulla e si limita a fare bene il proprio mestiere.
In mezzo a questa storia, il racconto che circola prova a trasformare Fabrizio Corona nel “salvatore” di turno, una specie di Robin Hood delle discoteche. Ed è qui che sta la trappola: quando qualcuno viene narrato come eroe per definizione, ogni critica diventa un attacco, ogni domanda si trasforma in odio, ogni dubbio viene liquidato come malafede. Così si costruisce una storia che protegge sempre e comunque il protagonista e rende accettabile qualsiasi eccesso, anche quelli che producono danni reali.
Il punto, Inciucioni miei, non è difendere un’azienda a prescindere, né santificare un sistema. Il punto è fermarsi un attimo prima di contribuire a danneggiare un intero meccanismo. Oggi si chiama Mediaset, domani potrebbe chiamarsi Rai, potrebbe essere una catena di supermercati, un fast food, qualunque cosa. Cambia il bersaglio, non cambia la dinamica: prima si alza la temperatura, poi parte il linciaggio social, poi qualcuno brinda al “colpito e affondato” come se fosse un gioco.
Ecco perché, prima di buttarsi a capofitto negli eccessi di entusiasmo, sarebbe bene fare una cosa semplice e rara: riflettere. Perché il caos mediatico fa rumore, sì. Ma il conto, alla fine, lo paga quasi sempre chi non ha né microfono né potere.


