BELÉN, LA VERITÀ DIETRO L’INTERVISTA: NON È SPETTACOLO, È DOLORE

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Inciucioni miei, in questi giorni i social non parlano d’altro: l’intervista di Belén per Vanity Fair è diventata il nuovo circo romano digitale. Tutti a giudicare, diagnosticare, insultare, analizzare fotogramma per fotogramma come se stessimo davanti a un caso di CSI e non a una donna in evidente difficoltà.

C’è chi ha detto che fosse ubriaca, chi ha usato parole ancora più violente, chi ha costruito teorie psichiatriche come se bastasse un TikTok per diventare medico. È triste. È disumano.

Poi è arrivata lei, Belén, e ha spiegato la verità: stava avendo un attacco di panico e aveva preso dei tranquillanti. Una cosa normale, umana, che può succedere a chiunque. E sottolineo: a chiunque.

Io riguardo quelle immagini, dal momento in cui scende dall’auto fino a quando lascia l’intervista, e non vedo scandalo. Vedo una donna fragile, che non sta bene, che avrebbe avuto bisogno di un braccio, una mano, una voce che dicesse “ci sono io”. E invece niente. Silenzio.

Quelle due donne che camminavano con lei sembravano più impegnate a guardare le telecamere che Belén. L’hanno lasciata barcollare davanti a decine di obiettivi. E allora la domanda non è: “Che ha Belén?”
La domanda è: “Dov’era chi doveva proteggerla?”
Perché un manager, un’amica, qualcuno non l’ha portata via da lì immediatamente?

Questa è la vera storia. Questo è ciò che merita riflessione, non cattiveria.
Belén sta attraversando un momento complicato, e lo sta facendo da sola.

E noi? Noi giudichiamo chi non l’ha tutelata, non lei.

Voi che ne pensate, Inciucioni miei?

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