Barbara d’Urso contro Mediaset, De Filippi e Toffanin: “Ho documenti, chat e audio. E quell’offerta era talmente umiliante che mi vergogno a raccontarla”

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Inciucioni miei, oggi vi racconto la storia di una donna che per tre anni ha tenuto la bocca chiusa, ha incassato, ha aspettato, e adesso ha deciso che è arrivato il momento di aprire i cassetti e mettere tutto sul tavolo. Barbara d’Urso, Carmelita nostra, quella che ha tenuto incollati agli schermi milioni di italiani per decenni, è andata in Tribunale contro Mediaset. E mentre la causa fa il suo corso, lei ha rilasciato un’intervista a La Stampa che è una bomba a orologeria con un conto alla rovescia già partito.

Il contesto: tre anni di silenzio e poi la denuncia

Per capire dove siamo adesso bisogna tornare al 2023, quando Barbara d’Urso viene tolta da Canale 5 senza preavviso, senza la possibilità di salutare il suo pubblico, nel bel mezzo di una storia d’amore professionale durata decenni. Una separazione brutale, consumata in silenzio, che aveva lasciato tutti con più domande che risposte. Chi aveva deciso? Perché? E perché in quel modo?
Per tre anni Barbara ha risposto pochissimo, ha lasciato che i rumor circolassero senza conferme, ha mantenuto una riservatezza che in molti avevano letto come rassegnazione. E invece stava costruendo qualcosa. Stava raccogliendo documenti, chat, audio, testimonianze. Stava preparando una causa civile contro Mediaset che ora è realtà, con al centro due accuse precise: diritti d’autore non pagati e presunte ingerenze sulla scelta degli ospiti dei suoi programmi, ingerenze che secondo Barbara arrivavano dalle produzioni di Maria De Filippi e di Silvia Toffanin.

De Filippi e Toffanin: le liste degli ospiti

Questo è il punto più delicato, quello che ha fatto il giro del web in poche ore. Barbara sostiene che le produzioni di Maria De Filippi e di Silvia Toffanin dovevano preventivamente approvare le liste degli ospiti delle sue trasmissioni. Una forma di controllo editoriale trasversale, esercitata da colleghe che lavoravano nella stessa azienda, che avrebbe limitato la sua libertà di conduzione.
La Fascino PGT, la società di produzione della De Filippi, ha già risposto smentendo tutto con una chiarezza che non lascia spazio a interpretazioni: mai esistite liste, mai nessun passaggio intermedio. Una smentita netta, affilata, che arriva però senza firme personali e senza il coinvolgimento diretto di Maria.
Barbara, dal canto suo, non è entrata nei dettagli nell’intervista a La Stampa, ma ha detto una cosa che vale più di mille spiegazioni: “Negli atti di una causa vengono raccontati i fatti. Quelli di cui parliamo sono fatti che ho vissuto io in prima persona, e che molti altri, tra produttori, autori e ospiti dei miei programmi, hanno vissuto con me. Li confermeranno quando saranno sentiti in Tribunale come testimoni. Documenti, chat, audio e molto altro ricostruiranno con precisione quanto accaduto.”
Documenti. Chat. Audio. Inciucioni miei, questa frase non è una minaccia generica. È una mappa del tesoro. E il Tribunale è il posto dove si aprono le mappe.

Chi l’ha tagliata fuori? La risposta per esclusione

La giornalista le ha chiesto direttamente chi l’avesse tagliata fuori dalla televisione. E Barbara ha risposto con una tecnica che è un capolavoro di comunicazione: la risposta per esclusione. “Il pubblico no, gli inserzionisti della pubblicità dei miei programmi assolutamente no. Forse qualche vendetta personale nell’ambiente? E per cosa poi? E comunque il pubblico è attento e sicuramente si sarà fatto una sua opinione.”
Eliminando il pubblico ed eliminando gli inserzionisti, chi rimane? La risposta Barbara non la dà, ma la domanda la lascia sospesa nell’aria come una nuvola che non si decide a scaricare. E quel “forse qualche vendetta personale” pronunciato con quella leggerezza calibrata è la parte più rumorosa di tutta la frase.

L’offerta umiliante: cosa è successo nella mediazione

Poi arriva il momento che ha fatto il giro di tutti i siti di gossip italiani in meno di un’ora. Barbara rivela che nei mesi scorsi c’è stata una mediazione con Mediaset, un tentativo di trovare un accordo prima di arrivare in aula. E che quell’accordo è saltato per un motivo preciso: l’offerta che le è stata fatta era talmente umiliante che si vergogna anche solo a raccontarla.
“Se ti dichiari disponibile a un accordo serio e di sostanza, ti aspetti che l’altra parte faccia altrettanto. Mi è stata fatta un’offerta talmente umiliante, che mi vergogno anche a raccontarla.”
E poi aggiunge la cosa che sta più a cuore: non parla di soldi. Parla di lavoro. Vuole tornare a fare la conduttrice. Vuole quello che le è stato strappato via, dice, senza nemmeno poter salutare il suo pubblico.
Secondo quanto riportato da Santo Pirrotta su Vanity Fair, Mediaset avrebbe proposto un contratto biennale senza progetti specifici, e una lettera di scuse per un post. Dettagli non confermati dai diretti interessati, ma che danno l’idea del clima in cui si svolgeva la trattativa.

Il post di Qui Mediaset e le scuse che non sono mai arrivate

E arriviamo all’ultimo capitolo di questa storia, quello più personale, quello che tocca non la professionista ma la donna. Nel 2023 il profilo Twitter ufficiale di Qui Mediaset pubblicò un post che Barbara definisce “gravemente lesivo e inaccettabile per la mia dignità di madre, di donna e di artista.” Un post che da quel profilo veniva attribuito a un certo “Silvy”, identità mai svelata ufficialmente.
“Non me l’hanno mai giustificato”, dice Barbara. “Nessuno mi ha mai chiesto scusa, neanche privatamente. Aspetto ancora delle risposte adeguate che arriveranno, spero, nelle aule di Tribunale.”
E poi quella domanda che il giornalista di Biccy lascia nell’aria: in Tribunale scopriremo finalmente chi si nasconde dietro il nickname “Silvy”? La risposta è che forse sì, e forse è proprio per questo che la causa fa così paura a chi è dall’altra parte.

Quello che succederà adesso

Barbara d’Urso ha aspettato tre anni prima di aprire bocca in modo così diretto. Ha costruito il suo caso con pazienza, con metodo, con la freddezza di chi sa che in un’aula di Tribunale contano i fatti e non le impressioni. Adesso i fatti sono sul tavolo, o almeno lo saranno presto. E quei documenti, quelle chat, quegli audio che ha citato nell’intervista potrebbero cambiare la narrazione di tutto quello che è successo in quegli ultimi anni di Carmelita a Mediaset.
La guerra è aperta. E Carmelita, inciucioni miei, non ha mai perso l’abitudine di fare share.

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