Inciucioni miei, a Ballando con le Stelle non si suda solo sulla pista. Si suda pure nella testa, soprattutto se ti chiami Barbara D Urso e ti ritrovi addosso l’occhio di bue, quello che ti illumina e ti brucia insieme. A un passo dalla finale, lei fa il bilancio e la sentenza è chiara: la fatica vera non è stata la danza. La fatica vera è stato il rumore intorno. Quello che non smette mai, quello che ti segue pure quando ti togli i tacchi.
Barbara, in coppia con Pasquale La Rocca, arriva alla fase decisiva con la faccia di chi non vuole fare la vittima, ma nemmeno passare per quella che “tanto è tutto facile”. E infatti lo dice senza troppi giri: il percorso è stato faticoso, pieno di attacchi, pure crudeli. Non “critiche”, non “osservazioni”. Attacchi. Che già la parola è un pugno, perché significa che non ti stanno giudicando, ti stanno puntando. E quando ti puntano, qualunque passo fai diventa una scusa per dire che stai sbagliando.
Il dettaglio più gustoso, però, è questo: non è la fatica fisica che l’ha messa al muro. Quella è “l’ultima cosa”. Il problema è la fatica psicologica, settimana dopo settimana, con accuse che rimbalzano fuori dalla pista e poi rientrano come se fosse tutto parte dello spettacolo. E qua, diciamolo, Ballando è bravo: ti fa credere che stai guardando un programma di danza e invece spesso è un torneo di nervi, dove vince chi resta in piedi mentre gli altri gli tirano le sedie addosso.
E quando le chiedono se questi attacchi sono successi “in puntata”, lei fa capire che la puntata è solo la vetrina. Dentro, ci sono gli agganci, l’amo per farsi prendere, e poi il resto succede fuori. Fuori significa corridoi, social, commenti, titoli, mezze frasi riportate a metà. Fuori significa che la pista finisce, ma la giostra continua lo stesso.
Nel corso delle settimane, infatti, Barbara è stata più volte presa di mira dai giudici e qui non serve fare i timidi: il nome che spunta sempre, quando si parla di stoccate e tensioni, è quello di Selvaggia Lucarelli. E attenzione, perché il punto non è nemmeno la severità. Il punto è la sensazione che, a volte, Barbara sia stata giudicata non tanto per quello che faceva con i piedi, ma per quello che rappresenta con la faccia. La conduttrice, il personaggio, la storia personale, la figura che divide. E quando ti giudicano per l’etichetta, non importa se fai un tango da manuale: ti stanno già guardando con un sopracciglio alzato.
Eppure lei non molla. Anzi, ammette che era partita con l’idea di vincere, poi ha capito che sarebbe stato difficile, perché gli avversari sono forti e perché il clima non è proprio quello della gita scolastica. Ma alla fine ci è arrivata: ha lottato per prendersi la finale. E questo, nel bene e nel male, è la cosa che fa impazzire chi non la sopporta: che non crolla quando la vorrebbero vedere crollare.
In mezzo, si è pure raccontata, ha tirato fuori pezzi di vita, maternità, rapporto con i figli, la fatica di crescere da sola. E qua scatta la doppia trappola: se non ti apri, sei fredda. Se ti apri, “stai facendo la scena”. Se piangi, reciti. Se non piangi, sei di pietra. Insomma, qualunque cosa fai, qualcuno ha già pronto il commento cattivo.
E allora lei che fa. Risponde come rispondono quelli che hanno capito il gioco: non si mette a elemosinare applausi, non fa la santarella, ma manda un messaggio chiaro a chi spera di vederla ritirarsi. Una frase secca, da manuale del veleno servito freddo: salutame a soreta. Traduzione: potete pure rosicare, io resto qua.
Ora la finale è alle porte, e l’aria è quella di quando tutti fanno i complimenti ma sotto sotto stanno contando i coltelli. Barbara arriva con la determinazione di chi vuole arrivare fino in fondo e, allo stesso tempo, con quella stanchezza di chi ha dovuto ballare pure contro il chiacchiericcio. Se poi vincerà o no, si vedrà. Ma una cosa è certa, Inciucioni miei: a Ballando puoi perdere una gara, ma se resisti agli attacchi e resti in piedi, almeno una vittoria te la sei già presa. E a qualcuno, questa cosa fa proprio male.


