BALLANDO 2025 L’EDIZIONE CHE HA CAMBIATO LE REGOLE DEL GIOCO

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Inciucioni miei, inutile fare i raffinati: questa ventesima edizione di Ballando con le Stelle non è stata solo una gara di passi e lustrini, è stata una prova di nervi, di orgoglio e pure di pelle. Una stagione che si è giocata su tre nomi, tre storie e tre modi diversi di stare sotto i riflettori. E alla fine, tra applausi, sospetti, lacrime e standing ovation, la coppa è finita in mano ad Andrea Delogu, in coppia con Nikita Perotti, con un 55 per cento che non lascia scuse a nessuno.

Partiamo da quello che ha reso questa edizione “la più importante”, almeno per metà del Paese che commenta la tv come se fosse una finale mondiale: la presenza di Barbara D’Urso. Non parliamo solo di un volto noto, parliamo di un personaggio che si porta dietro anni di discussioni, fandom, critiche, nostalgie e pure rancori. E parliamo di una donna di 68 anni che ha accettato di scendere dalla poltrona della conduttrice e salire sulla pista come concorrente, con tutto quello che comporta: giudizi, voti, ironie, e quel momento in cui capisci che il pubblico non ti guarda più come “quella che conduce”, ma come “quella che deve dimostrare”.

E poi c’è la questione che ha dato pepe a ogni puntata: il rapporto con Selvaggia Lucarelli. Chi segue Ballando sa che la Lucarelli non fa sconti, e quando in mezzo ci finisce un personaggio divisivo come Barbara, la puntura diventa più rumorosa e il pubblico si scalda come una moka dimenticata sul fuoco. Frecciate, risposte, facce tese, e quel clima da “non ci prendiamo in giro, qui non ci stiamo simpatici”.

Se però Barbara è stata la trama emotiva e mediatica, Francesca Fialdini è stata la trama tecnica, quella che quando parte la musica fa capire perché certe persone “si muovono” e altre invece “ballano”. La Fialdini, con Giovanni Pernice, ha avuto un livello altissimo, pulito, elegante, quasi spietato nella precisione. Ma il suo percorso è stato segnato dallo stop e dal famoso lastragate: l’infortunio, le assenze, le chiacchiere tossiche, le insinuazioni, e la sensazione di un campionato giocato con una mano legata dietro la schiena. Lei è tornata, ha rimesso ordine, ha ripreso quota, ma è rimasta quell’ombra fastidiosa: quanto avrebbe dominato senza quelle settimane buttate?

E arriviamo ad Andrea Delogu, la vincitrice. Delogu ha fatto la cosa più difficile di tutte: ha unito tecnica e presenza, cuore e ritmo, televisione e danza. Non è stata solo “brava”, è stata credibile. Quella credibilità che cresce puntata dopo puntata, finché ti ritrovi a dire: ok, questa non sta solo partecipando, questa sta costruendo una storia. E con Nikita Perotti il feeling si è visto, si è sentito, ha bucato lo schermo, tanto che in finale il pubblico l’ha premiata.

Ma qui si apre il punto delicato, quello che va maneggiato con rispetto, senza fare i cinici e senza fare i santini. Durante l’edizione, Andrea Delogu è stata colpita da un lutto gravissimo: la morte del fratello Evan, appena diciottenne, in un incidente stradale. Una botta che ti spacca la vita a metà, e che lei ha dovuto attraversare mentre il programma andava avanti, con le luci accese e la musica che non aspetta nessuno.

E allora la domanda che gira, sottovoce, non per cattiveria ma perché la gente ha bisogno di darsi spiegazioni, è questa: quanto ha pesato quell’abbraccio collettivo? Quanto ha inciso la voglia del pubblico di regalarle un fiore, un segnale, un “ti vediamo, ti siamo vicini”? Perché è umano, è normale, è quasi inevitabile che la tv diventi anche un modo per stringersi intorno a qualcuno. Però attenzione: fare questa domanda non significa dire che la vittoria sia finta o regalata. Significa chiedersi se, in un programma dove contano i voti, le emozioni e la storia personale, la danza sia sempre l’unico metro. E la risposta, probabilmente, è che Ballando non è mai stato solo danza. È racconto. È pancia. È empatia.

Quindi sì, Delogu “doveva vincere” per molti, e non solo per i passi, ma per il percorso. Ma non si può nemmeno far finta che il contesto non conti. E in questo, la finale del 20 dicembre 2025 è stata lo specchio perfetto: da una parte la tecnica luminosa della Fialdini, dall’altra la potenza narrativa e il carisma della Delogu, in mezzo la D’Urso che ha trasformato ogni esibizione in un evento, fino a prendersi pure un premio speciale della giuria come sigillo di una stagione comunque enorme.

Morale, Inciucioni miei: questa edizione resterà perché ha fatto discutere senza mai essere piccola. Ha messo in pista ambizione, fragilità, rivalità e rinascite. E ha ricordato a tutti una verità semplice: quando la tv funziona davvero, non vince solo chi balla meglio. Vince chi riesce a far ballare pure il pubblico, dentro.

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