Inciucioni miei, questo non è il classico rumor buttato lì e poi via: qui siamo davanti a un capitolo nuovo, concreto, perché Antonio Medugno è stato sentito in Procura come testimone e parte offesa nell’indagine che ruota attorno ad Alfonso Signorini, dopo le accuse esplose nelle ultime settimane e rilanciate mediaticamente anche da Fabrizio Corona. E la cosa che fa più rumore è che Medugno, uscendo dall’audizione, non arretra di un passo: conferma la linea già messa nero su bianco nella denuncia e chiede che si proceda.
Secondo quanto riportato, Medugno si è presentato assistito dagli avvocati Cristina Morrone e Giuseppe Pipicella. L’audizione si inserisce nel percorso partito dalla denuncia depositata in Procura alla Vigilia di Natale. Dettaglio importante, perché vuol dire che non si parla di chiacchiere nate ieri: la vicenda ha già un binario giudiziario e sta andando avanti per tappe.
Il punto centrale, però, è quello che Medugno ribadisce ai magistrati e fuori: conferma le accuse contenute nella denuncia e chiede che l’inquadramento sia quello di violenza ed estorsione, con una richiesta specifica ai pm di valutare anche l’eventuale presenza di ulteriori reati e la possibile individuazione di ulteriori responsabili. Tradotto: non sta dicendo “fate voi”, sta dicendo “andate fino in fondo, guardate tutto”.
A raccogliere le sue parole, sempre secondo la ricostruzione, sarebbero stati i pm Letizia Mannella e Alessandro Gobbis, che nelle settimane precedenti avrebbero ascoltato anche Corona e Signorini. Quindi sì, la Procura starebbe mettendo ordine tra accuse, dichiarazioni pubbliche e materiale circolato online, cercando di ricostruire i fatti senza farsi trascinare dal caos dei social.
E qui arriva la frase che sta facendo il giro degli inciuci: quando gli chiedono se questa storia rientri in un presunto “sistema”, Medugno taglia corto e non si mette a fare il paladino di nessuno. Dice, in sostanza, che non spetta a lui stabilire se esista un sistema, perché lui parla della sua vicenda e di quello che sostiene di aver subito e raccontato. Una risposta che pesa, perché da un lato evita il processo mediatico “tutti dentro”, dall’altro non sgonfia proprio niente: resta fermo sulla sua esperienza e sulla denuncia.
Nel frattempo, il fronte mediatico continua a spingere e Corona continua a soffiare sul fuoco. Nell’articolo si parla della preview di una puntata di Falsissimo annunciata su YouTube, in cui verrebbe fatta ascoltare una telefonata con un uomo “misterioso” che afferma di aver denunciato Signorini con una querela presentata alla Questura di Erba. Attenzione però: viene specificato che, in questa fase, l’esistenza dell’atto non risulta confermata pubblicamente. Quindi siamo nel campo delle dichiarazioni raccontate, non dei documenti verificati.
Ed ecco l’altra frase di Medugno che, detta così, sembra una porta che si apre: alla domanda su altre possibili denunce, lui non entra in casi specifici, ma fa capire che non crede resterà l’unico. Parole nette: “Credo che non rimarrò solo… io posso parlare della mia esperienza”. È un modo per dire: non posso parlare per gli altri, ma non mi sorprenderebbe se altre persone decidessero di esporsi.
Poi c’è la parte televisiva che alimenta tutto: Corona, ospite da Massimo Giletti a Lo Stato delle Cose, avrebbe detto che non si fermerà, che ci sarebbe una seconda denuncia, che “due sono pronti a denunciare” e che lui avrebbe “una marea di materiale”. Dichiarazioni forti, che aumentano aspettative e tensioni, ma che restano, per ora, esterne all’indagine nella forma in cui vengono raccontate al pubblico.
Ora, inciucioni miei, la verità vera non la decide Instagram e non la decide il bar: la decide la magistratura con atti, riscontri e audizioni. Ma una cosa è chiara: con questa uscita in Procura e con queste parole, Medugno sta dicendo che lui va avanti, senza trasformare tutto in uno show corale e senza fare il commentatore del “sistema”. E in una storia dove tutti urlano, questa scelta di restare sul suo tracciato è, paradossalmente, la cosa più rumorosa di tutte.


