CASO SIGNORINI CORONA: L’AVVOCATO D’ERASMO SPIEGA COSA RISCHIANO DAVVERO (E DOV’È IL POSSIBILE AUTOGOL)

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Inciucioni miei, nel caos del caso Signorini-Corona, dove tutti parlano e pochi distinguono i fatti dalle opinioni, è arrivata una voce tecnica che prova a rimettere le cose in riga: Leonardo D’Erasmo, definito da TvBlog “l’avvocato dei vip”, ha rilasciato una lunga intervista in cui entra nel merito di cosa potrebbero rischiare Fabrizio Corona e Alfonso Signorini dopo denunce e indagini nate dalle due puntate di Falsissimo.

Il quadro, è questo: Corona è stato denunciato da Signorini per revenge; Signorini è stato denunciato da Antonio Medugno per violenza e tentata estorsione. E D’Erasmo prova a spiegare, punto per punto, dove stanno i rischi veri e dove invece si corre molto più sui titoli.

COSA RISCHIA CORONA: “È QUELLO CHE GIÀ STA RISCHIANDO”

Sulla posizione di Fabrizio Corona, D’Erasmo è netto: non parla di ipotesi future come se fossero fantasie, parla di una situazione già avviata, già concreta.

“Corona, più che quello che potrebbe rischiare, è quello che già sta rischiando. Al momento è formalmente indagato in questa vicenda. Ha un’imputazione per divulgazione illecita di immagini con contenuto esplicito. È stato anche ascoltato in Procura per circa due ore la settimana scorsa, quindi è quello che rischia di finire a processo per questo capo d’imputazione quantomeno“.

Quindi: per D’Erasmo, il nodo centrale non è “se rischia”, ma cosa succede su quel capo d’imputazione e se l’inchiesta porta a un processo.

CHAT PRIVATE: PERCHÉ “NON DOVREBBERO ESSERCI PROBLEMI” (SE C’È CONSENSO)

Sul tema delle chat che è uno dei punti più chiacchierati l’avvocato distingue: divulgare conversazioni, di per sé, non è automaticamente reato.

“Se c’è il consenso di uno dei due partecipanti alle chat, mi pare che questo ci sia se parliamo di Medugno, non dovrebbero esserci problemi sul piano legale o ripercussioni”

e aggiunge:

“Anche se poi queste conversazioni dovrebbero essere state consegnate non direttamente da uno dei soggetti in questione ma dal manager o l’ex manager del ragazzo, Piscopo. In seconda battuta è stato proprio Medugno a parlare con Corona ospitato in una puntata di Falsissimo. Quindi, sul fatto che uno dei due partecipanti alle chat private abbia dato il consenso di pubblicazione e diffusione non ci piove“.

Tradotto in lingua nostra: per D’Erasmo la pubblicazione delle chat, se davvero autorizzata da uno dei due che scriveva, non è il fronte più pericoloso.

REVENGE: QUI D’Erasmo FRENA, “È SPINOSO”

La parte più delicata, però, è quella che riguarda la diffusione di materiale intimo destinato a restare privato. E qui l’avvocato smette di essere “rassicurante” e diventa prudente.

“Quello che riguarda il revenge è spinoso. Se le chat contengono immagini o contenuti destinati a rimanere privati, la diffusione in questo caso è un reato. Anche se chi le pubblica è uno dei due partecipanti alla chat. Non so se la Procura può escludere in modo assoluto che ci sia la configurazione del revenge (…) Dare il consenso all’invio non presuppone anche il consenso alla diffusione. Io non lo escluderei in maniera assoluta“.

E questo è il punto: anche se tu hai mandato una foto a una persona, non significa che quella persona sia automaticamente autorizzata a mostrarla al mondo. Secondo D’Erasmo, è qui che Corona rischia davvero.

COSA RISCHIA SIGNORINI: VIOLENZA E PRESCRIZIONE, ESTORSIONE E TEMPI

Passiamo all’altra metà del caso: la denuncia di Medugno e la posizione di Signorini. D’Erasmo, citando i tempi, osserva che l’accusa di violenza potrebbe avere un problema di prescrizione, perché i fatti risalirebbero al 2022. Diverso il discorso per la tentata estorsione: lì i tempi sarebbero più lunghi e quindi il tema prescrizione non si chiuderebbe così facilmente.

ESTORSIONE: “C’È QUANDO ARRIVA LA MINACCIA. NON LA PROMESSA”

Ed è qui che l’avvocato entra nel tecnico, perché su “estorsione” si sta facendo una gran confusione online. D’Erasmo dice chiaramente che non basta parlare di favori o promesse per dire “estorsione”.

“Bisogna fare alcune precisazioni” – ha detto l’avvocato – “Corona all’interno della puntata di Falsissimo fa riferimento ad alcuni articoli del Codice, ma gli sfugge un aspetto: l’estorsione c’è quando arriva la minaccia. Non la promessa. Nel senso: se io prometto al soggetto ‘Se vieni al letto con me avrai un vantaggio’, non c’è estorsione. L’estorsione si configura quando si dice: ‘Se non vieni al letto con me, non lavorerai mai più’. Questo non sembra essere avvenuto. Se, all’interno di tutte le chat non compare questo tipo di minaccia, l’estorsione non può essere annoverata fra le conseguenze possibili. Poi, nel caso ci fossero gli estremi di estorsione, bisogna capire se sia stata conclamata o se si è trattato di un mero tentativo. (…) Tutto è ancora da definire, bisogna continuare a essere garantisti”.

Quindi: la differenza, per D’Erasmo, è tutta tra “ti do un vantaggio” e “ti distruggo se non lo fai”. Se non c’è minaccia, non si parla di estorsione in senso stretto.

IL “PASSO FALSO” DI SIGNORINI: L’INTERROGATORIO DI CORONA

La parte più velenosa dell’intervista, però, non riguarda il codice penale. Riguarda la strategia. Perché D’Erasmo sostiene che, sul piano della difesa, Signorini potrebbe aver fatto un mezzo regalo a Corona: lasciargli spazio per raccontare tutto direttamente davanti al pm.

“Signorini attraverso i propri legali un autogol in questa situazione l’ha commesso. Nel senso che dare l’opportunità a Corona di recarsi davanti a un Pubblico Ministero, sostenere l’interrogatorio e dire la propria non so quanto possa essere stato conveniente. Si tratta comunque di una eventuale leggerezza strategica e non di un errore tecnico ovviamente“.

In parole povere: non dice che Signorini abbia “sbagliato la legge”. Dice che, se l’obiettivo era contenere Corona, permettergli di parlare formalmente in Procura potrebbe non essere stata la mossa più furba.

ORA CHE SI FA?

Morale, Inciucioni miei: D’Erasmo separa due piani che online vengono buttati nello stesso calderone. Da un lato ci sono le chat (meno rischiose se c’è consenso). Dall’altro ci sono le immagini private (molto più rischiose). E poi c’è la denuncia di Medugno, dove la partita vera si gioca su cosa viene dimostrato, come viene inquadrato e se emergono o meno elementi che trasformano “narrazione” in “reato”.

Il resto, per ora, è rumore. E in una storia così, il rumore è la cosa che fa più danni a tutti.

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