Inciucioni miei, doveva essere un momento bello. Di quelli tranquilli. Un omaggio fatto con eleganza a una donna che ha fatto la storia della musica italiana. E invece no. Perché quando pensi che il pomeriggio in tv possa scorrere liscio, arriva sempre qualcuno che decide di rovinare tutto con una frase fuori luogo, anzi fuori dal mondo.
Caterina Balivo dedica uno spazio a Ornella Vanoni. Filmati d’epoca, ricordi, una di quelle esibizioni che ti fanno dire “ok, questa è storia”. Senza fine cantata in coro, Vanoni accanto a Gino Paoli, Morandi, Lauzi, Little Tony. Un pezzo d’Italia che non torna più. Tutto meraviglioso. Tutto perfetto.
Poi si torna in studio. E prende la parola Edoardo Vianello. E lì, Inciucioni miei, succede il disastro.
Senza giri di parole, senza preparare il terreno, parte con una critica che lascia tutti a bocca aperta: il timbro di Ornella Vanoni gli dava fastidio. Fastidio. Dice che non gli piaceva sentirla cantare, che non la trovava sincera, che sul palco era affascinante ma appena smetteva “si imbruttiva”. E come se non bastasse, la definisce pure sopravvalutata.
Ora, fermiamoci un attimo. Perché qui non siamo davanti a una critica musicale. Qui siamo davanti a una roba che sembra una barzelletta. Dire che Ornella Vanoni non fosse intonata, non fosse brava o non avesse una voce unica è come dire che il sole illumina poco. Ma davvero. È una di quelle frasi che ti fanno pensare: ma stiamo parlando della stessa persona?
Caterina Balivo resta visibilmente spiazzata. Si vede proprio che non se l’aspettava. Prova a rispondere con eleganza, ma anche con una certa incredulità. Dice quello che pensano tutti: Ornella Vanoni è sempre stata Ornella Vanoni. Da ragazza fino alla fine. Sempre riconoscibile, sempre attuale, sempre capace di stare nel suo tempo. E sentirla definire sopravvalutata è quantomeno assurdo.
Ma Vianello non fa mezzo passo indietro. Anzi. Rilancia. Racconta di averla conosciuta nel ’59, di trovarla simpatica come persona ma insopportabile come cantante. Ribadisce che per lui non era vera, che interpretava, che faceva l’attrice. Insomma, continua a scavare.
A quel punto in studio cala un gelo vero. Quello imbarazzante. Gli altri ospiti si guardano, cercano di rimettere insieme i pezzi. Marco Predolin prova pure a trovare una chiave positiva, dicendo che quelle parole “umanizzano” Ornella Vanoni. Ora, diciamocelo: se c’è una persona che non ha mai avuto bisogno di essere umanizzata è proprio lei. Ornella è sempre stata fragile, ironica, spigolosa, vera. Anche troppo, a volte.
La sensazione, però, è che qui non si stia parlando di musica. Perché sulla musica non c’è discussione. Ornella Vanoni è una delle voci più riconoscibili di sempre. Un timbro che senti due secondi e sai subito chi è. Una cantante dall’acuto perfetto. Ed è esattamente per questo che è diventata eterna.
Dire il contrario, sinceramente, fa sorridere. O fa preoccupare. Perché viene da chiedersi se il problema sia l’udito o qualcos’altro. E a pensar male, Inciucioni miei, sembra quasi che il signore in questione ce l’abbia con lei. Magari perché Ornella Vanoni non ha mai avuto bisogno di piacere a tutti. O magari perché, molto semplicemente, per lei lui non è mai stato qualcuno di davvero rilevante.
E mentre in studio regnava l’imbarazzo, fuori restava una certezza: Ornella Vanoni non ha bisogno di difese. La sua carriera parla per lei. Le sue canzoni parlano per lei. Il rispetto che ha ricevuto in Italia e fuori dall’Italia parla per lei. È stata, ed è ancora oggi, un motivo di vanto per questo Paese. Una voce unica, magnetica, irripetibile. Fino alla fine.
Alla fine dei conti, quello che resta non è la sparata televisiva, ma la conferma di una cosa semplice:puoi dire tutto quello che vuoi, ma certe leggende non si toccano. Passano le polemiche, passano le uscite infelici. La voce di Ornella Vanoni, invece, resta. E resterà in eterno.


